Osteocondrite dell’Astragalo: cos’è e come si può curare

Conosciuta più comunemente come “Distacco dall’Astragalo”, l’Osteocondrite dell’Astragalo è una patologia degenerativa che colpisce l’osso e la cartilagine della caviglia.

Più in generale, una lesione osteocondrale può avvenire potenzialmente in qualunque articolazione, ma colpisce maggiormente il ginocchio e la caviglia. La malattia si manifesta a seguito di una sopraggiunta degenerazione necrotica, ovvero della morte delle cellule ossee che provoca un indebolimento e una rottura della sezione ossea colpita la quale, insieme alla cartilagine, si stacca dall’osso sano.

Nel caso specifico di un danno alla caviglia, le sezioni ossee più colpite sono:

  1. il bordo postero-mediale dell’astragalo
  2. il bordo antero-laterale dell’astragalo.

Un numero significativo di persone ne è colpito indipendentemente dall’età, provocando una limitazione funzionale notevole a carico dell’articolazione. In particolare, però, i soggetti più a rischio sono i giovani e gli sportivi di sesso maschile che sono maggiormente esposti ai traumi alla caviglia.

Nei casi in cui l’Osteocondrite dell’astragalo compaia verso i 20 anni, solitamente tende a risolversi quando si completa la maturazione scheletrica; se invece sopraggiunge in età adulta, è necessario intervenire chirurgicamente.

Vediamo insieme i dettagli della patologia e come il Dottor Andrea Scala può aiutarvi a risolvere definitivamente questo problema.

Cause e fattori di rischio

Il motivo per cui l’Osteocondrite dell’Astragalo insorge soprattutto nei giovani è perché sono i soggetti più esposti a traumi della caviglia. La causa più frequente di manifestazione di questa patologia è infatti un evento traumatico acuto: alcuni studi mostrano che fino al 6.5% delle distorsioni di caviglia possono causare una lesione osteocondrale dell’Astragalo, anche se non necessariamente sintomatiche.

Gli sport come il calcio, il rugby e lo sci tendono ad aumentare notevolmente il rischio di incorrere in traumi ripetuti sulla caviglia: quindi oltre ai giovani, la patologia tende a manifestarsi spesso anche negli sportivi. Una caviglia instabile che abbia subito una lesione dei legamenti, inoltre, tenderà a soffrire di una instabilità cronica articolare che causerà lo scivolamento dell’astragalo rispetto alla tibia e un conseguente distacco.

Altre cause, che si potrebbero definire congenite, sono il mancato allineamento articolare della stessa caviglia o persino del ginocchio: nel primo caso, il posizionamento sbagliato dell’astragalo rispetto alla tibia (varismo o valgismo) può causare uno scompenso delle resistenze dell’articolazione; nel caso del ginocchio, invece, la caviglia e l’articolazione sottostragalica subiranno un danno nel tentativo di compensare lo squilibrio.

Infine, a causare Osteocondrosi dell’Astragalo possono essere fattori sistemici, ovvero il paziente potrebbe avere una predisposizione genetica, un problema vascolare oppure un disturbo metabolico che interessi i livelli di calcio, fosforo, vitamina D o a carico del paratormone (PTH) nel sangue.

Sintomi

L’ Osteocondrite dell’Astragalo si presenta inizialmente come asintomatica, per poi aggravarsi lentamente. In maniera graduale iniziano poi a comparire diversi sintomi:

  • dolore all’articolazione, occasionale oppure, col progredire della patologia, costante durante la deambulazione;
  • blocchi nell’articolazione e limitazione dei movimenti;
  • scricchiolii, accompagnati da una sensazione di qualcosa che gratta internamente quando muoviamo il piede;
  • lieve zoppia;
  • sensazione di instabilità e cedimenti dell’articolazione durante la deambulazione;
  • (talvolta) gonfiore e comparsa di ematoma in conseguenza alla sinovite.

Diagnosi

Purtroppo, nella maggior parte dei casi, la patologia viene diagnosticata quando è ormai in uno stato avanzato proprio perché all’inizio risulta essere asintomatica o quasi.

Infatti, nonostante questa lesione non sia rara, dal momento che non è evidente nelle classifiche radiografie al piede, è spesso difficile arrestare il processo di degenerazione ossea prima che si renda necessario intervenire chirurgicamente. Un buon Medico Ortopedico esperto nella Chirurgia del Piede come il dottor Scala potrà aiutarvi a scoprire il vostro problema in modo da risolverlo nel modo meno invasivo possibile.

Al fine di svolgere la corretta diagnosi, il medico deve visitare il paziente indagando l’origine del disturbo. Nel caso in cui il paziente soffra di una malattia reumatica o ne siano affetti i suoi parenti diretti, sarà consigliato svolgere gli esami ematologici per scongiurare una possibile componente reaumatica.

Successivamente, potranno essere richieste dall’ortopedico ulteriori radiografie, da effettuare preferibilmente con il paziente in posizione eretta e l’arto compromesso poggiato al terreno.

L’esame strumentale fondamentale che mostra a che stadio è giunta l’osteocondrite è la Risonanza Magnetica. Essa mostra l’entità della lesione e permette quindi di pianificare il trattamento più idoneo.

Nella fase in cui la lesione è meccanicamente stabile il rivestimento cartilagineo può apparire normale oppure leggermente rigonfio. Nella fase successiva si osserva un orlo sclerotico che delimita la lesione ed il frammento osseo inizia a mostrare segni di frammentazione. La fase seguente è quella della perdita di continuità della cartilagine articolare ed il tessuto osseo del frammento libero mostra una differente consistenza rispetto all’osso circostante.

Esiste una classificazione della patologia in quattro stadi, classificabile in base alla gravità della lesione:

  1. Quando c’è solo una piccola area di compressione subcondrale
  2. Quando è presente un frammento isolato solo parzialmente
  3. Quando il frammento è completamente distaccato ma non dislocato
  4. Quando è presente una completa dislocazione del frammento

Terapia conservativa o intervento chirurgico?

La terapia conservativa si predilige e ha maggiore probabilità di successo quando la lesione è stabile, ovvero quando è agli stadi 1 e 2 precedentemente illustrati. In questi casi si prescrive:

  • riposo
  • sospensione dell’attività fisica per 6-8 settimane
  • immobilizzazione dell’arto tramite ingessatura e uso di stampelle.

La terapia conservativa è adottata soprattutto per le forme di Osteocondrite dell’età giovanile che tendono a guarire spontaneamente, ma, talvolta, necessitano di un trattamento terapeutico di supporto.

La soluzione chirurgica è riservata agli stadi instabili e a quelli stabili che non hanno beneficiato del trattamento conservativo.

Varie sono le soluzioni in relazione all’età e al tipo di lesione. Esistono diverse tecniche chirurgiche che, a seconda dei casi, possono essere eseguite in artroscopia (cioè mediante l’utilizzo di una telecamera che permette di operare con tecnica mini-invasiva) o con tecnica a cielo aperto (la tecnica tradizionale in cui il taglio della pelle e la dissezione dei tessuti sottostanti rispetta la necessità di avere una adeguata visuale diretta).

Si può tentare il reinserimento del frammento staccato all’osso, mediante microperforazioni nella porzione interessata che hanno lo scopo di favorire la vascolarizzazione.

Un’altra soluzione consta nell’asportare il frammento staccato dall’osso sano. In questo caso, rimosso il frammento si possono eseguire microperforazioni nella zona del distacco per ottenere una cicatrizzazione di tipo fibroso, sostitutivo della cartilagine (intervento definito debridment).

La soluzione più drastica ma anche più risolutiva consiste nella sostituzione della superficie articolare interessata. Il trapianto può essere eseguito con varie modalità:

  1. Intervento noto come A.C.I. (Matrix Autologous Chondrocyte Implantation): consiste in un prelievo di cellule cartilaginee (i condrociti) del paziente in artroscopia, coltura delle cellule in laboratorio e successivo impianto delle cellule di osseo sclerotico.
  2. Tecnica O.A.T.S. (Osteocondral Autograft Transfer System): prelievo osteocondrale dal ginocchio di un tassello cilindrico, bonifica della lesione osteocondrale astragalica fino ad ottenere uno scavo delle stesse dimensioni del tassello prelevato dal ginocchio ed impianto del medesimo tassello nell’astragalo
  3. Sostituto osteocartilagineo sintetico: innesto di acido poliglicolattico e fosfato tricalcico (idrossiapatite) previa bonifica della lesione osteocondrale dell’astragalo

La scelta del miglior approccio viene fatta dal Chirurgo, dopo aver svolto un’attenta anamnesi del caso del singolo paziente. I tempi di recupero dipendono dalla reattività di ogni singolo soggetto, anche se in genere quattro-sei mesi sono sufficienti per ristabilirsi completamente a fronte di un’attenta e costante terapia fisioterapica.

 

Contatta Il Dott. Scala

Il Dott. Andrea Scala ha conseguito il suo diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia presso la Università Cattolica del S. Cuore – Policlinico “A. Gemelli” di Roma con la discussione della tesi sperimentale, elaborata presso l’Istituto di Clinica Ortopedica diretta dal Prof. G.F. Fineschi, dal titolo: “Studio delle modificazioni cellulari indotte dai metalli di comune impiego in Chirurgia Ortopedica”, riportando il massimo dei voti. E’ specialista in Traumatologia e Ortopedia, specialista in Medicina dello Sport. Dal 1984 al 1988 è stato Assistente del Prof. Pisani nell’Ospedale di Alba (CN), il primo in Italia specializzato nella cura delle patologie della Caviglia e del Piede. Il Dott. Andrea Scala nel 1998 ha impiantato per primo la Protesi di Caviglia a Roma. Grazie ai numerosi anni di esperienza nel settore, alla formazione continua e alla pratica chirurgica effettuata in prestigiosi Centri Ospedalieri e Universitari italiani ed esteri, il Dott. Scala garantisce ai propri pazienti risultati eccellenti, ottenuti attraverso tecniche chirurgiche innovative, accurati studi sul singolo caso clinico e attuazione di terapie di ultima generazione per agevolare e accelerare la rigenerazione dei tessuti. I trattamenti per cui è specializzato sono:

Protesi caviglia
Piede paralitico
Malattia di Haglund
Alluce valgo
Legamenti della caviglia
Alluce rigido
Piede piatto
Neuroma di Morton

Il Dott. Scala è l’unico chirurgo ortopedico specialista italiano iscritto alla Società Francese di Chirurgia della caviglia e del piede. Svolge la propria attività professionale presso la Casa di Cura ARS MEDICA in Via Cesare Ferrero di Cambiano, 2900191 ROMA. Prenota una visita specialistica al numero +39 335 766 2164 o invia una mail all’indirizzo info@footsurgery.it.

 

 

 

 

 

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