Mancano informazioni corrette sulla protesi di caviglia. Questo comporta ritardi nell’intervento ed inutili sofferenze. Molte terapie e tante cure sono solo dei palliativi. Interventi quali la ”pulizia articolare” e la rimozione di placche e viti possono essere inutili e alle volte dannosi. Il taglio del perone va evitato in caso di placche e viti.

La frattura bimalleolare è una causa di artrosi della caviglia?

La frattura del malleolo tibiale e del malleolo peroneale è un trauma molto frequente. Viene considerato “terzo malleolo”  la prominenza posteriore della parte distale della tibia. Alcune volte questa parte della tibia si frattura insieme ai due malleoli e avviene la “frattura tri-malleolare”.

La osteosintesi guarisce le fratture dei malleoli?

La corretta riduzione delle fratture mette a posto le fratture. Placche e viti sono ormai di uso comune nei reparti di Traumatologia. Malleolo tibiale e malleolo peroneale debbono essere ricostruiti entrambi con la massima cura. E’ un grave errore trascurare uno dei due malleoli perché sono entrambi fondamentali nel ricostruire la stabilità articolare.

Perché viene l’artrosi della caviglia?

Nonostante la frattura possa sembrare correttamente curata con placche e viti il paziente avverte a distanza di tempo tanto dolore e la caviglia si blocca. Questi casi si verificano perché la violenza del trauma oltre a rompere le ossa schiaccia la cartilagine articolare. L’artrosi è l’assenza di cartilagine. Accade allora che la tibia, il perone e l’astragalo si toccano e si verifica attrito.  Questo attrito blocca il movimento articolare e causa tanto dolore.

Che cosa mostra la radiografia?

Si vedono gli esiti della frattura bimalleolare. Il malleolo tibiale e il malleolo peroneale sono stati operati utilizzando un filo d’acciaio sul perone e un cerchiaggio sul malleolo tibiale. Il paziente ha dovuto attendere diversi mesi per vedere i malleoli di nuovo attaccati. Nonostante il corretto allineamento il paziente ha cominciato a camminare male a causa del blocco del movimento articolare e a cominciato ad avvertire tanto dolore.

Si vede l’artrosi della caviglia dopo la frattura bimalleolare. I malleoli sono consolidati e non si devono toccare.

Si vedono la vite e i fili d’acciaio usati per curare le frattura dei malleoli. I mezzi di sintesi non si debbono toccare.

Che cosa si fa quando inizia il dolore della caviglia?

La protesi di caviglia dovrebbe diventare la prima opzione quando interviene il dolore grave e il blocco articolare che non fa camminare. Solo in questo modo si toglie il dolore e si ripristina il movimento.

Nella RX si vede che la protesi di caviglia è stata impiantata senza toccare i malleoli.

 

Si vede che la protesi di caviglia è stata impiantata senza toccare i mezzi di sintesi

 

Che cosa accade quando non si fa la protesi di caviglia?

Il paziente che sta male viene sottoposto a tante terapie conservative non sempre efficaci. Le terapie sono conservative perché conservano la situazione clinica tale e quale. Alcuni medici che non praticano la protesi di caviglia creano delle aspettative di miglioramento. Ma l’amarezza del paziente è tanta dopo la delusione delle aspettative.

Quali sono le terapie conservative?

Ne possiamo elencare molte infiltrazioni articolari, gel piastrinico, PRP, ozono, cellule staminali prelevate dal grasso addominale, artrodiatasi, plantari, manipolazioni articolari e altre ancora. La fisioterapia è molto valida, ma se usata DOPO L’INTERVENTO.

Si può fare l‘artroscopia della caviglia?

Una volta veniva proposta la “pulizia articolare” in artroscopia. Ma questa operazione si è rivelata una delusione sia per i pazienti che per i medici.  Si propone l’artroscopia perché la radiografia della caviglia artrosica mostra molti speroni ossei intorno alla tibia e all’astragalo. Si è a lungo pensato che la rimozione delle sporgenze ossee potesse liberare la caviglia dagli ostacoli che bloccano il movimento. L’esperienza condotta su tante artroscopie ha rivelato quanto fosse infondata questa credenza e quante delusioni hanno patito i pazienti e i chirurghi a causa di questo intervento.

Che cosa è l’intervento di “rimozione dei mezzi di sintesi”?

Quando il paziente soffre per il dolore grave e il blocco articolare che non fa camminare molti chirurghi danno la colpa alle placche e alle viti. Ma la artrosi dipende dalla mancanza della cartilagine. Rimuovere placche e viti può essere inutile o dannoso. La RX mostra la presenza della placca sul perone.

Nella RX si vede l’artrosi della caviglia dopo la frattura bimalleolare. I malleoli sono consolidati e non si devono toccare

Si vedono la vite sul malleolo tibiale e la placca e le viti usati per curare la frattura del perone. Il perone è faticosamente guarito e la placca del perone non deve essere toccata.

 

Occorre tenere presente che la cute che protegge della caviglia è molto sottile e delicata. Non si può pensare di aprire e chiudere continuamente la caviglia senza conseguenze come se ci fosse una cerniera lampo. La rimozione delle placche e delle viti è un intervento molto praticato perché appare facile e privo di conseguenze, invece non è così.  La RX mostra l’impianto della protesi senza togliere placca e viti. Solo così si evita instabilità della caviglia, accorciamento e mancata consolidazione del perone tagliato.

Nella RX si vede che la protesi di caviglia è stata impiantata senza toccare i malleoli.

 

Si vede che la protesi di caviglia è stata impiantata senza toccare i mezzi di sintesi.

 

Quale sarebbe la cosa giusta da fare nella artrosi della caviglia?

Nel caso di grave artrosi di caviglia il paziente dovrebbe essere indirizzato prontamente verso la protesi di caviglia. Il chirurgo si dovrebbe limitare a fare solo l’incisione necessaria mettere la protesi di caviglia. Se le fratture sono consolidate si può procedere all’intervento di protesi di caviglia senza togliere placche e viti. Quando si tolgono la placca e le viti l’osso si può indebolire e questo può mettere a repentaglio la riuscita dell’operazione di protesi di caviglia. Se la cute è troppo rovinata dalle incisioni la protesi di caviglia non si può impiantare.

La strategia migliore è quella di essere preparati durante l’intervento a togliere le viti che si trovano nello spazio destinato alle componenti protesiche.

Che cosa occorre fare con la placca  e le viti che si trovano sul perone?

Il perone è un osso robusto, ma è molto sottile e non va assolutamente indebolito. Dopo che la frattura è guarita non sempre si devono togliere la placca e le viti che si trovano sul perone.  Occorre considerare che il perone viene rotto dalla frattura. Poi viene indebolito dai fori praticati per mettere a posto la frattura. E’ inutile disturbare con un intervento inutile un osso tanto importante per la stabilità della caviglia. Sembra più opportuno fare subito la protesi della caviglia.

E’ opportuno aggredire il perone per togliere placca e viti e poi ancora tagliare il perone per fare l’accesso laterale per la protesi della caviglia?

Non sembra logico incidere la cute una volta per la frattura, la seconda per togliere placca e viti per due volte lateralmente, e incidere la terza volta per tagliare il perone per mettere la protesi per via laterale. Non è opportuna fare la via d’accesso laterale. Il perone può frammentarsi, deformarsi, accorciarsi e può non guarire quando si impianta la protesi per via laterale. Non si possono fare continuamente incisioni. Si corre il rischio di farne una di troppo che poi non si chiude e l’osso rimane scoperto.

Illustrazione realizzata dal Dott. Scala

Quando ci si prepara alla protesi di caviglia che cosa è meglio fare?

L’intervento di protesi di caviglia è un intervento che impegna sia l’organismo che la caviglia. Occorre arrivare all’intervento con l’articolazione non infiammata, non stressata da inutili cure palliative o sterili pratiche riabilitative. La fisioterapia deve essere riservata alla fase post-operatoria

La caviglia non deve essere inutilmente danneggiata da inconcludenti interventi chirurgici.

Contatta Il Dott. Scala

Il Dott. Andrea Scala ha conseguito il suo diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia presso la Università Cattolica del S. Cuore – Policlinico “A. Gemelli” di Roma con la discussione della tesi sperimentale, elaborata presso l’Istituto di Clinica Ortopedica diretta dal Prof. G.F. Fineschi, dal titolo: “Studio delle modificazioni cellulari indotte dai metalli di comune impiego in Chirurgia Ortopedica”, riportando il massimo dei voti. E’ specialista in Traumatologia e Ortopedia, specialista in Medicina dello Sport. Dal 1984 al 1988 è stato Assistente del Prof. Pisani nell’Ospedale di Alba (CN), il primo in Italia specializzato nella cura delle patologie della Caviglia e del Piede. Il Dott. Andrea Scala nel 1998 ha impiantato per primo la Protesi di Caviglia a Roma. Grazie ai numerosi anni di esperienza nel settore, alla formazione continua e alla pratica chirurgica effettuata in prestigiosi Centri Ospedalieri e Universitari italiani ed esteri, il Dott. Scala garantisce ai propri pazienti risultati eccellenti, ottenuti attraverso tecniche chirurgiche innovative, accurati studi sul singolo caso clinico e attuazione di terapie di ultima generazione per agevolare e accelerare la rigenerazione dei tessuti. I trattamenti per cui è specializzato sono:

Protesi caviglia
Piede paralitico
Malattia di Haglund
Alluce valgo
Legamenti della caviglia
Alluce rigido
Piede piatto
Neuroma di Morton

Il Dott. Scala è l’unico chirurgo ortopedico specialista italiano iscritto alla Società Francese di Chirurgia della caviglia e del piede. Svolge la propria attività professionale presso la Casa di Cura ARS MEDICA in Via Cesare Ferrero di Cambiano, 2900191 ROMA. Prenota una visita specialistica al numero +39 335 766 2164 o invia una mail all’indirizzo info@footsurgery.it.