La Protesi di Caviglia è considerato un intervento importante che viene consigliato come soluzione estrema, ma risolutiva, ad un paziente con una caviglia irrimediabilmente compromessa. Se un tempo si praticava poco e con molte riserve, questa pratica è oggi considerata consolidata e la soluzione migliore per restituire ai pazienti un normale tenore di vita.

L’impianto di Protesi di Caviglia continua comunque ad essere molto meno frequente della protesizzazione di ginocchio ed anca. Queste due aree infatti possono essere considerate “isolate” e dunque più facili da trattare, mentre la caviglia, facendo da connessione tra gamba e piede, è anche responsabile del corretto funzionamento dell’articolazione tibio-tarsica.

Per questo motivo è importante affidarsi ad un Chirurgo Ortopedico esperto in Protesi di Caviglia come il Dottor Scala, per far sì che il decorso e la riabilitazione del paziente possano portare ad una funzionalità ottimale dell’articolazione e al recupero della normale deambulazione.

Cause principali

La causa principale che porta alla scelta di intervenire tramite Protesi di Caviglia è l’Artrosi.

Come forse è noto, l’Artrosi è una malattia degenerativa che colpisce le articolazioni e solitamente affligge le persone anziane. Con il tempo, il paziente consuma la cartilagine che ricopre la superficie delle articolazioni che, per colpa di un processo rigenerativo errato, viene sostituita da un tessuto più duro che irrigidisce irrimediabilmente l’articolazione.

L’Artrosi causa nel paziente manifestazioni ormai tristemente note a molti:

  • irrigidimento
  • limitazione del movimento
  • dolore
  • deformità

Tuttavia, è necessario a questo punto fare un’importante distinzione: finora si è parlato di quella che viene definita Artrosi Primitiva, causata appunto da una degenerazione fisiologica dell’articolazione. È a causa di questo specifico tipo di patologia che vengono realizzate il 97% degli impianti su anca e ginocchio, mentre la caviglia raramente ne è colpita.

L’Artrosi Primitiva rappresenta infatti soltanto il 27% dei casi di intervento sulla caviglia. A generare la maggior parte delle applicazioni di protesi in questa area è l’Artrosi Post Traumatica.

L’Artrosi Post Traumatica è una conseguenza di fratture articolari, peri-articolare o di ripetuti traumi legamentosi causati da eventi distorsivi. La letteratura scientifica ci dice infatti che proprio questa è la causa del 46% di casi operati al fine di impiantare una Protesi di Caviglia. Il restante 19%, infine, è causato da malattie infiammatorie sistemiche (come l’artrite reumatoide).

Proprio perché le protesi di Caviglia vengono impientate soprattutto come conseguenza di un’Artrosi Post Traumatica, l’età media del paziente è inferiore rispetto alle altre protesizzazioni dell’arto inferiore: un paziente che si sottopone ad un impianto di Protesi totale di Caviglia ha un’età media di 60 anni, minore sia se paragonato alla protesi totale d’anca (68 anni) che di ginocchio (69 anni). Negli ultimi anni si è assistito ad un ulteriore abbassamento dell’età dei protesizzati di Caviglia in una fascia che va dai 25 ai 50 anni.

Protesi di Caviglia: intervento e riabilitazione

Protesi di Caviglia: intervento e riabilitazione

Controindicazioni

L’intervento di Protesi alla Caviglia è, come preannunciato, un intervento importante che deve essere effettuato solo dopo un’attenta anamnesi del paziente.

Ci sono purtroppo delle controindicazioni che non consentono o che portano a sconsigliare questa strada.

L’intervento viene sconsigliato quando il paziente presente un’articolazione molto instabile o disallineata, che non è correggibile tramite osteotomia. Stessa sorte tocca ai pazienti che presentano una seria compromissione delle parti molli.

Altre controindicazioni assolute sono le infezioni locali croniche o acute, la necrosi astragalica, i disordini neuromuscolari, le artropatie neurogene (come la malattia di Charcot) e la sindrome diabetica con polineuropatia.

Controindicazioni considerabili come relative sono invece l’osteoporosi grave, i trattamenti immunosoppressivi e la sindrome diabetica in assenza di neuropatia.

Le fasi dell’intervento

Prima di entrare in sala operatoria

Il paziente che verrà ritenuto idoneo dal Chirurgo a ricevere una Protesi di Caviglia, dovrà sottoporsi a diversi esami subito prima dell’intervento. Fra queste si annoverano:

  • esami del sangue
  • RX torace
  • Ecocardiogramma
  • Le radiografie necessarie al chirurgo

Questi controlli permettono all’equipe medica di essere informata sulle condizioni generali del paziente, preparando entrambi a affrontare l’intervento nelle condizioni più ideali possibili.

Subito prima dell’intervento, il paziente viene sottoposto ad un’anestesia spinale che addormenta solamente la gamba da trattare; se richiesto dal paziente stesso, si può optare per un’anestesia totale.

L’intervento vero e proprio

L’Intervento di Protesi di Caviglia, nei tempi standard, dura circa un’ora. Le tempistiche si dilatano nel caso in cui si vada a trattare un caso particolarmente complesso.

Il dott. Scala utilizza una tecnica personale che opta per l’applicazione di protesi su misura che facilitano di gran lunga la ripresa del paziente. Per maggiori dettagli, consultate la pagina dedicata.

Protesi di Caviglia: intervento e riabilitazione

Protesi di Caviglia: intervento e riabilitazione

Dopo l’operazione

Il paziente uscirà dalla sala operatoria con un gesso, applicato con il piede a 90 (per evitare l’equinismo della caviglia).

Il paziente verrà in seguito controllato e medicato dagli infermieri e controllato periodicamente dal chirurgo stesso. Il gesso verrà fenestrato per poter consentire al personale di effettuare le medicazioni.

Solitamente, si tiene il paziente in degenza ospedaliera per due giorni e due notti, per controllare la reazione della ferita chirurgica e il dolore del paziente una volta passato l’effetto dell’anestesia.

Una volta trascorsi i giorni di degenza (che possono essere stabiliti tranquillamente in accordo con le necessità del paziente), il paziente può tornare a casa con le indicazioni per proseguire le medicazioni autonomamente per un paio di settimane.

Il recupero post-operatorio

Dopo un paio di settimane di gessatura, la caviglia viene immobilizzata con un tutore per un periodo che può variare dalle 3 alle 5 settimane.

Nel primo periodo di recupero gli obiettivi sono fondamentalmente il controllo del dolore e dell’infiammazione ed il mantenimento di un buon tono muscolare dell’arto inferiore in generale; il paziente viene istruito sulle norme da seguire per preservare l’articolazione da complicanze e sugli esercizi da eseguire a domicilio.

Nelle sedute riabilitative con il fisioterapista, il paziente deve innanzitutto imparare a deambulare con le stampelle per evitare di dare carico eccessivo sulla parte operata. Gli saranno illustrati gli esercizi di ginnastica vascolare e le posture da mantenere durante la giornata per evitare o diminuire il gonfiore nella parte operata. Infine, dovrà eseguire esercizi sia isometrici che isotonici per mantenere un buon tono muscolare di tutto l’arto inferiore senza sollecitare la protesi. 

In una fase successiva, nel momento della rimozione del tutore, il programma riabilitativo deve essere intensificato. Gli obiettivi in questa fase sono: recuperare una buona articolarità sia della caviglia che di tutte le articolazioni del piede e migliorare il tono dei muscoli direttamente interessati al movimento e alla stabilità della caviglia (polpaccio, tibiale anteriore e posteriore, peronieri, muscolatura intrinseca del piede e fascia plantare).

Il lavoro motorio può essere integrato con l’idrokinesiterapia che, grazie ai benefici dell’acqua, permette di ridurre il gonfiore e migliorare il ritorno venoso anche delle parti più distali, eseguire movimenti attivi facilitati o resistiti dall’acqua, iniziare la rieducazione al carico e al passo in un ambiente microgravitario.

Nell’ultima fase il paziente deve recuperare un buon controllo neuro-muscolare al fine di poter svolgere le attività di vita quotidiana e ricreativa.

I risultati

Il recupero dipende molto dalle condizioni di partenza della caviglia. È difficile recuperare il movimento completo di flesso-estensione e rotazione quando i tessuti si sono abituati a restrizioni, ecco perché l’intervento è più indicato per le caviglie e che hanno ancora un discreto movimento. In quest’ultimo caso il recupero è di norma molto buono.

Si consideri comunque che si dovrà pazientare per recuperare le normali funzioni della vita quotidiana: il recupero dovrà essere dunque graduale ma continuo.

I risultati finali consistono in un ritorno alla normale deambulazione e ad una blanda ripresa dell’attività sportiva che non implichi un carico eccessivo sull’articolazione.

Contatta Il Dott. Scala

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Il Dott. Andrea Scala ha conseguito il suo diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia presso la Università Cattolica del S. Cuore – Policlinico “A. Gemelli” di Roma con la discussione della tesi sperimentale, elaborata presso l’Istituto di Clinica Ortopedica diretta dal Prof. G.F. Fineschi, dal titolo: “Studio delle modificazioni cellulari indotte dai metalli di comune impiego in Chirurgia Ortopedica”, riportando il massimo dei voti. E’ specialista in Traumatologia e Ortopedia, specialista in Medicina dello Sport. Dal 1984 al 1988 è stato Assistente del Prof. Pisani nell’Ospedale di Alba (CN), il primo in Italia specializzato nella cura delle patologie della Caviglia e del Piede. Il Dott. Andrea Scala nel 1998 ha impiantato per primo la Protesi di Caviglia a Roma. Grazie ai numerosi anni di esperienza nel settore, alla formazione continua e alla pratica chirurgica effettuata in prestigiosi Centri Ospedalieri e Universitari italiani ed esteri, il Dott. Scala garantisce ai propri pazienti risultati eccellenti, ottenuti attraverso tecniche chirurgiche innovative, accurati studi sul singolo caso clinico e attuazione di terapie di ultima generazione per agevolare e accelerare la rigenerazione dei tessuti.
I trattamenti per cui è specializzato sono:
Protesi caviglia
Piede paralitico
Malattia di Haglund
Alluce valgo
Legamenti della caviglia
Alluce rigido
Piede piatto
Neuroma di Morton
Il Dott. Scala è l’unico chirurgo ortopedico specialista italiano iscritto alla Società Francese di Chirurgia della caviglia e del piede. Svolge la propria attività professionale presso la Casa di Cura ARS MEDICA in Via Cesare Ferrero di Cambiano, 2900191 ROMA.
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