La traumatologia dello sport è uno specifico settore della medicina sportiva che si occupa principalmente di studiare e porre rimedio a traumi riportati durante lo svolgimento di un’attività sportiva.  Le lesioni che vengono riportate dagli “atleti” sono numerose, e la loro frequenza dipende molto anche dalla tipologia dell’attività sportiva praticata. Una pratica come il rugby, per esempio, mostrerà una maggiore incidenza di traumi a: testa, viso e collo; Caviglie e piedi; Ginocchia; Cosce. La tipologia dei traumi sarà in prevalenza: Contusioni, lussazioni, abrasioni, distorsioni, fratture, tendiniti. L’incidenza di tali traumi e delle aree interessate, in questa come in altre discipline, dipenderà chiaramente dalle aree del corpo che registreranno delle sollecitazioni maggiori e/o più frequenti.

Traumatologia dello Sport

Dinamiche 

Le dinamiche dell’infortunio o trauma sono ormai note in molti studi di Traumatologia dello Sport. Questi infatti, attraverso una prima classificazione, possono essere causati: da contrasto, da caduta, da tensione o sforzo. Ma ancora più chiaro, è una seconda suddivisione della Traumatologia dello Sport, ovvero quella che vede le lesioni suddivise in acute – cioè quelle dovute ad un singolo episodio macrotraumatico (es. una frattura) – e croniche – cioè dovute a episodi microtraumatici ripetuti nel tempo e spesso conseguenti alle sollecitazioni gestuali tipiche delle attività sportive (es. l’alluce valgo). Per quanto riguarda le lesioni acute abbiamo già mostrato alcuni esempi pratici all’inizio di questo articolo, con le svariate lesioni tipiche del rugbista. Per quanto riguarda le lesioni croniche, una delle più diffuse e, se non trattate adeguatamente, una delle più problematiche è appunto l’alluce valgo. Ormai diventato un “must” dei trattati di Traumatologia dello Sport, l’alluce valgo spesso viene trattato nella fase in cui riporta dolori al paziente. E’ ovvio che un trattamento preventivo al dolore, quando cioè inizia ad essere evidente visivamente, è sicuramente da preferirsi.

Fattori

Ma quali sono i fattori predisponenti all’infortunio? Possono essere essenzialmente di due tipi: individuali o ambientali.  Molti incidenti o traumi possono essere evitati utilizzando delle semplici norme precauzionali nell’organizzazione dell’allenamento e della palestra. È su questi fattori, i fattori ambientali, che possiamo agire per cercare di ridurre al minimo le probabilità di infortunio dei nostri ragazzi, e possiamo farlo noi tutti così come gli allenatori che li seguono nella tua preparazione.

Un primo accorgimento può essere quello di evitare di indossare abiti non traspiranti che impediscono il corretto riscaldamento delle fibre muscolari. Un secondo accorgimento può essere quello di alternare “momenti di carico” a “momenti di recupero”. E poi, ovviamente, fare un adeguato riscaldamento che comprende esercizi muscolari a un ritmo rilassato per pochi minuti prima del lavoro intenso in modo da far raggiungere al muscolo una temperatura di circa 38 ° C che lo rende più elastico e resistente e una serie di esercizi di stretching che servono ad allungare i muscoli in modo che sviluppino una maggiore tensione. Inoltre è importante il raffreddamento che consiste nel rallentare gradualmente fino alla sospensione dell’esercizio, in modo da permettere un adeguato recupero evitando giramenti di testa e sincopi, e per rimuovere acido lattico dal circolo.

La traumatologia dello sport ci insegna tuttavia che esistono delle condizioni che possono predisporre l’atleta allo sviluppo di infortuni sui quali possiamo intervenire ma spesso in maniera non completamente risolutiva. Per esempio, un piede cavo, cioè con una arcata plantare molto alta, limita la corretta pronazione del piede che serve a assorbire i traumi in maniera corretta: ne consegue che i soggetti con questo tipo di conformazione del piede sono più soggetti allo sviluppo di fratture da stress o di danni muscolari.

Terapie traumi muscolari

Quali sono le terapie possibili per curare le diverse tipologie di trauma muscolare? Le più frequenti sono:

  • Fasciatura elastica compressiva
  • Massoterapia solo con scomparsa del dolore
  • Crioterapia poi calore
  • Esercizi isometrici
  • Fasciatura come profilassi quando l’atleta ricomincia ad allenarsi

In più, recentemente, le “new entry” tra le terapie approvate dalla Traumatologia dello Sport ufficiale sono sicuramente la tecarterapia e la laserterapia. Queste terapie, svolte in centri specializzati, sono ormai diventate in poco tempo tra quelle più frequentemente applicate per risolvere i traumi sportivi.

La tecarterapia, la più recente tra le due, utilizza come fonte di trasferimento energetico le radiofrequenze. Mentre in altre terapie l’energia viene trasferita al paziente dall’esterno, durante la tecarterapia viene stimolata energia direttamente dall’interno del tessuto muscolare. Si può lavorare in due modalità differenti: capacitiva e resistiva. Si ricorre alla modalità capacitiva in caso di problematiche dei tessuti molli, del tessuto muscolare e connettivo, dei vasi linfatici e dei vasi sanguigni. La modalità resistiva si adotta in caso di problemi più profondi legati a tessuti duri come ossa, cartilagini e articolazioni. Spesso durante un trattamento vengono utilizzate alternativamente entrambe le modalità. In ambito sportivo è utile per il trattamento di patologie muscolari come contratture, distorsioni, lesioni, strappi e stiramenti, di patologie tendinee quali tendiniti, fasciti plantari, epitrocleiti, epicondiliti, borsiti, nelle patologie dolorose della colonna vertebrale associate o meno a brachealgie o sciatalgie e in tutti gli edemi e contusioni post traumatiche. 

La laserterapia, pratica più nota, fa ricorso, come suggerisce la parola, al laser. Attraverso questo, si attivano mediante una biostimolazione le difese naturali del nostro corpo. Tale terapia ha un effetto antalgico, antinfiammatorio, antidemigeno e biostimolante. Si ricorre alla laserterapia per trattare artralgie di varia natura, sia reumatiche che degenerative, nel dolore cervicale e lombare, associato o meno a brachealgia o sciatalgia, nelle tendiniti, nelle distorsioni, contusioni, in tutte le patologie infiammatorie acute o corniche.

Terapie fratture

Sollecitazioni ripetute sullo stesso osso per azioni di forze provenienti dall’apparato muscolo-tendineo o dal terreno possono causare delle fratture. Ma quali sono le terapie possibili per curare le diverse tipologie di fratture? Le più frequenti sono:

  • Riposo
  • Tutori o apparecchio gessato per 2-4 settimane
  • Arto in scarico

Terapie tendinopatie

Le tendinopatie sono lesioni infiammatorie e degenerative dei tendini, cioè delle componenti muscolari che si inseriscono a livello dell’osso, determinate da microtraumi ed ipersollecitazioni.  Quali sono i trattamenti più frequenti per ottenere una perfetta guarigione? I più frequenti sono:

  • Bendaggio di scarico
  • Intervento chirurgico
  • Rieducazione funzionale

Contatta Il Dott. Scala

chirurgia protesi caviglia

Il Dott. Andrea Scala ha conseguito il suo diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia presso la Università Cattolica del S. Cuore – Policlinico “A. Gemelli” di Roma con la discussione della tesi sperimentale, elaborata presso l’Istituto di Clinica Ortopedica diretta dal Prof. G.F. Fineschi, dal titolo: “Studio delle modificazioni cellulari indotte dai metalli di comune impiego in Chirurgia Ortopedica”, riportando il massimo dei voti. E’ specialista in Traumatologia e Ortopedia, specialista in Medicina dello Sport. Dal 1984 al 1988 è stato Assistente del Prof. Pisani nell’Ospedale di Alba (CN), il primo in Italia specializzato nella cura delle patologie della Caviglia e del Piede. Il Dott. Andrea Scala nel 1998 ha impiantato per primo la Protesi di Caviglia a Roma. Grazie ai numerosi anni di esperienza nel settore, alla formazione continua e alla pratica chirurgica effettuata in prestigiosi Centri Ospedalieri e Universitari italiani ed esteri, il Dott. Scala garantisce ai propri pazienti risultati eccellenti, ottenuti attraverso tecniche chirurgiche innovative, accurati studi sul singolo caso clinico e attuazione di terapie di ultima generazione per agevolare e accelerare la rigenerazione dei tessuti.
I trattamenti per cui è specializzato sono:
Protesi caviglia
Piede paralitico
Malattia di Haglund
Alluce valgo
Legamenti della caviglia
Alluce rigido
Piede piatto
Neuroma di Morton
Il Dott. Scala è l’unico chirurgo ortopedico specialista italiano iscritto alla Società Francese di Chirurgia della caviglia e del piede. Svolge la propria attività professionale presso la Casa di Cura ARS MEDICA in Via Cesare Ferrero di Cambiano, 2900191 ROMA.
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