Le terapie più attuali per le tendiniti del tendine di Achille.

Il tendine d’Achille è il più grande e robusto tendine dell’organismo umano. E’ azionato dai muscoli del polpaccio (i due gemelli ed il soleo). E’ talmente potente che è in grado di sollevare tutto il corpo in “punta di piedi” su di un piede solo. La normale flesso-estensione della caviglia, la fase di spinta durante la deambulazione e durante la corsa ed il salto dipendono dalla perfetta efficienza del tendine d’Achille.

La corretta funzionalità del tendine d’Achille è quindi indispensabile per camminare, correre e saltare. Questo tendine è in grado di sostenere sollecitazioni molto forti e può arrivare a sostenere fino a 8 volte il peso del corpo durante la corsa o il salto. La sua elasticità inoltre, aumenta l’efficienza durante il movimento della corsa, permettendoci di risparmiare grandi quantità di energia.

Il tendine d’Achille

Tutti gli altri tendini (es. i flessori e gli estensori) sono rivestiti dalla guaina sinoviale, una sottile membrana di tessuto connettivo specializzato, che protegge i tendini e li bagna con il liquido sinoviale.

Questo medesimo liquido è presente anche nelle articolazioni e riveste internamente la capsula articolare.

A differenza della maggior parte degli altri tendini del nostro corpo il tendine d’Achille non scorre in una vera e propria guaina ma è avvolto dal peritenonio, una sottile copertura di tessuto connettivo che svolge funzioni di protezione.

I vasi e i capillari ematici che portano il sangue e il nutrimento necessario al tendine di Achille provengono dal calcagno (ove il tendine si inserisce) e dai muscoli del polpaccio (tricipite surale). C’è una parte centrale del tendine che è “a rischio” perché non è sufficientemente vascolarizzata.

Per questo motivo le condizioni del tendine d’Achille sono estremamente importanti per determinare  lo stato di infiammazione. La rottura del tendine d’Achille puo’ avere un impatto importante sulla qualità della vita, specialmente nelle individui giovani che svolgono attività sportiva.

Cause dell’infiammazione del Tendine di Achille

Traumi, attività sportiva e sforzi eccessivi

Per la sua specifica natura, il tendine di Achille è sottoposto a sforzi e sollecitazioni frequenti ed intensi, ed è per tale motivo che è facilmente soggetto a infiammazioni e sintomi particolarmente dolorosi.

Allo stesso tempo, la sua struttura resistente e le sue dimensioni lo rendono piuttosto resistente alle sollecitazioni.

L’infiammazione del tendine di Achille può essere causata da un singolo trauma (stiramento) oppure da numerosi microtraumi che si ripetono durante la corsa, i salti o durante la pratica sportiva in generale.

Un’eccessiva intensità delle attività sportive senza adeguata preparazione e i ripetuti microtraumi dovuti allo stress e ad altre attività quotidiane, che sforzano il tendine e i muscoli del polpaccio possono causare la degenerazione ed il danneggiamento delle fibre che lo compongono, portando all’infiammazione che, se trascurata, può condurre alla definitiva rottura del tendine.

Il sintomo più comune della tendinite d’Achille è un dolore che di solito si manifesta a livello del tallone e si irradia verso l’alto, accentuandosi se si compiono movimenti che vedono impiegato il polpaccio.

Nella fase iniziale, l’infiammazione del tendine di Achille è risolvibile attraverso l’astensione dalla pratica sportiva, lo stretching, il riposo ed eventualmente l’assunzione di farmaci antinfiammatori nella fase acuta del dolore.

La tendinopatia inserzionale

L’infiammazione del tendine d’Achille a livello della inserzione sul calcagno può venire favorita da fattori predisponenti, cioè fattori che facilitano l’insorgenza della patologia.

Alcuni pazienti hanno una forma particolarmente aguzza del calcagno che provoca lo sfregamento del tendine contro l’osso del calcagno (calcagno di HAGLUND, vedi). La tendinopatia inserzionale è più frequente nella fascia d’età che va dai 25 ai 50 anni.

radiografia e risonanza magnetica de Dott. Scala

Il motivo per il quale si sviluppa un’infiammazione da sfregamento è spesso dovuto ad una conformazione anatomica del paziente.

Anche le calcificazioni ossee o tendinee possono essere un fattore scatenante di tipo predisponente, perché aumentano significativamente l’attrito del tendine durante il suo scorrimento.

La tendinopatia inserzionale può essere favorita anche dall’attività fisica intensa, in particolar modo nei pazienti che praticano sport di fatica come la corsa di resistenza.

In ognuno di questi casi, il primo approccio al problema deve essere rappresentato dal trattamento conservativo e dalla riduzione dello stress meccanico.

Per evitare che la situazione peggiori ulteriormente e scongiurare eventuali ricadute, è importante attenersi strettamente alle indicazioni dello specialista.

È necessario dedicarsi alla terapia e procedere con l’astensione o la significativa riduzione dell’allenamento ed il rispetto di tempi adeguati di riposo.

La tendinopatia non inserzionale

Nella fascia di età compresa tra i 45/50 e i 60 anni, è più comune imbattersi nella tendinopatia non inserzionale che deriva dalla degenerazione delle fibre del tendine d’Achille ed è spesso legata alla scarsità di nutrimento che le fibre stesse ricevono.

Di solito il dolore è localizzato a 3-4 cm di distanza dal punto di inserzione del tendine d’Achille sul calcagno nelle parti più lontane dalle fonti di nutrimento. In queste zone il tendine d’Achille tenderà ad ispessirsi. Si forma un caratteristico nodulo che si chiama “nodulo tendinosico”.

In questi pazienti la rottura del tendine di Achille è un evento purtroppo abbastanza frequente, soprattutto nei casi in cui questa patologia viene trascurata.

Prima di tutto si procede attraverso lo stretching e la fisioterapia poi, in seguito, si può proseguire con trattamenti rigenerativi che spesso, nel caso di fallimento delle precedenti terapie conservative, possono essere di grande aiuto per lenire il dolore e restituire la giusta mobilità.

Come si interviene sul tendine di Achille?

Terapie conservative, la Tecar

Negli ultimi anni, i progressi della fisioterapia hanno permesso di utilizzare terapie fisiche, poco o per nulla invasive, particolarmente indicate per il trattamento delle patologie ortopediche.

LaTECAR terapia  può essere molto utile nel trattamento delle tendinopatie proprio per le sue caratteristiche: stimola in maniera significativa la circolazione del sangue al livello locale e induce un rilassamento muscolare.

Terapie rigenerative: PRP, Lipogems e monociti

La medicina rigenerativa è una soluzione alternativa alle terapie conservative di cui abbiamo appena parlato. Può essere particolarmente efficace nel trattamento delle tendinopatie non inserzionali.

Questa terapia prevede l’utilizzo di diversi preparati:

specifici come, ad esempio, il PRP e il Lipogems.

– gel piastrinico (PRP) Si procede con un prelievo di sangue che ha lo scopo di estrarre le piastrine dal plasma, attraverso un processo di centrifugazione molto simile a quello utilizzato nelle donazioni di plasma. Le piastrine sono ricche di fattori di crescita, che hanno un’importate funzione anti-infiammatoria, ma sono meno rigenerative.Questi fattori di crescita vengono quindi inseriti con una semplice siringa nell’area di sofferenza tendinea.

– Lipogems Parliamo di una terapia più recente ma non per questo meno efficace; si prelevano delle cellule mesenchimali presenti nel tessuto adiposo attraverso una leggera liposuzione e se ne utilizza il grande potere rigenerativo.

Le cellule adipose, ossia il grasso, vengono elaborate e processate per arrivare ad isolare le cellule mesenchimali: potenti cellule con una capacità rigenerativa propria.

–  monociti. Consistono nel prelievo di cellule dal paziente affetto da tendinite che vengono poi processate ed applicate alla parte da rigenerare.

Anche in questo caso, si tratta di un semplice prelievo del sangue che sfrutta la grande capacità rigenerativa del prodotto ottenuto dal prelievo.

Terapia chirurgica

Quando però non è più utile insistere con una strategia conservativa si deve prendere in considerazione il trattamento chirurgico. Occorre stare attenti a non usate tecniche vecchie ed inefficaci.

NO SCARIFICAZIONE La pratica della “scarificazione del tendine” è stata abbandonata perché sottoponeva il tendine malato ad un ulteriore trauma. E’ stato visto che incidere sulla parte malata, infiammata e danneggiata del tendine d’Achille comporta una cicatrizzazione difficile, aumento di volume del tendine e aderenze cicatriziali. L’intenzione di “portare sangue” sulla parte malata era priva di senso scientifico perché al contrario si sapeva che quella zona era priva di capillari.

Tendinite non inserzionale: TENDOSCOPIA Il dottor Andrea Scala utilizza l’artroscopia per verificare i danni presenti a carico del tendine d’Achille.

L’artroscopio è molto utile perché consente di visionare il “nodulo tendinosico” senza incidere direttamente sulla parte malata,  E’ possibile arrivare da un punto distante e praticare la liberazione del tendine d’Achille dalle aderenze con il peritenonio.

Tendinite inserzionale sul Calcagno: ARTROSCOPIA L’artroscopia rende possibile la visualizzazione della esostosi calcaneale posteriore, di aspirare la borsite e di ripulire dalle aderenze il tendine d’Achille. L’intervento viene completato con la asportazione della sporgenza posteriore del calcagno. Il tendine recupera la completa efficienza.

 

 

 

Danno tedineo massivo TRAPIANTO TENDINEO. Nei casi in cui l’estensione del danno del tendine è tale da sconsigliare la riparazione si procede al trapianto tendineo. Si trasferisce un tendine sano del paziente sul tendine d’Achille malato in modo da fornire un tessuto collagene nuovo e funzionale. Evitiamo l’uso di tendini da cadavere per limitare i rischio di rigetto.

Le terapie di cui abbiamo parlato sino ad ora hanno caratteristiche specifiche che ne caratterizzano il decorso. Per questo motivo, il medico deve analizzare attentamente il contesto clinico per cercare la soluzione che più delle altre si adatta alle esigenze del paziente e alle sue caratteristiche fisiche.

In linea generale comunque si devono prediligere, dove possibile, le terapie conservative e rigenerative a quelle chirurgiche e più invasive.

Il Dott. Andra Scala è un esperto nel trattamento delle patologie della caviglia e del Piede. Le sue competenze e la sua decennale esperienza nel settore gli consentono di operare patologie complesse, con gli strumenti migliori e con una buona statistica di risultati.

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Il Dott. Andrea Scala, ha conseguito il suo diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia presso la Università Cattolica del S. Cuore – Policlinico “A. Gemelli” di Roma con la discussione della tesi sperimentale, elaborata presso l’Istituto di Clinica Ortopedica diretta dal Prof. G.F. Fineschi, dal titolo: “Studio delle modificazioni cellulari indotte dai metalli di comune impiego in Chirurgia Ortopedica”, riportando il massimo dei voti. E’ specialista in Traumatologia e Ortopedia, specialista in Medicina dello Sport. Dal 1984 al 1988 è stato Assistente del Prof. Pisani nell’Ospedale di Alba (CN), il primo in Italia specializzato nella cura delle patologie della Caviglia e del Piede. Il Dott. Andrea Scala nel  1998 ha impiantato per primo la Protesi di Caviglia a Roma. Grazie ai numerosi anni di esperienza nel settore, alla formazione continua e alla pratica chirurgica effettuata in prestigiosi Centri Ospedalieri e Universitari italiani ed esteri, il Dott. Scala garantisce ai propri pazienti risultati eccellenti, ottenuti attraverso tecniche chirurgiche innovative, accurati studi sul singolo caso clinico e attuazione di terapie di ultima generazione per agevolare e accelerare la rigenerazione dei tessuti.

I trattamenti per cui è specializzato sono:

Protesi caviglia

Piede paralitico

Malattia di Haglund

Alluce valgo

Legamenti della caviglia

Alluce rigido

Piede piatto

Neuroma di Morton

Il Dott. Scala è l’unico chirurgo ortopedico specialista italiano iscritto alla Società Francese di Chirurgia della caviglia e del piede. Svolge la propria attività professionale presso la Casa di Cura ARS MEDICA in Via Cesare Ferrero di Cambiano, 2900191 ROMA.

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