Questo articolo risponde alla domanda che i pazienti pongono più frequentemente al chirurgo. La durata della protesi di caviglia è legata all’allineamento della protesi con l’asse anatomico dell’arto e alla integrità delle ossa della caviglia.

Quanto dura la protesi di caviglia?

La protesi della caviglia ha una durata del tutto paragonabile alle protesi di maggiore impiego quali la protesi d’anca e la protesi di ginocchio (più di 11 anni in media, cioè da pochi anni a 22 anni).

Da che cosa dipende la durata della protesi di caviglia?

Il fattore che contribuisce maggiormente alla durata della protesi della caviglia è l’allineamento dell’impianto. Un altro fattore è la qualità dell’osso (bone stock). Per studiare la qualità dell’osso e vedere in anticipo eventuali deficit della struttura scheletrica tutti i pazienti vengono sottoposti alla TAC della caviglia prima dell’intervento. La protesi si deve consolidare con un processo di osteo-integrazione e le ossa non vanno disturbate.

Che cos’è l’allineamento?

L’arto inferiore presenta struttura anatomiche che sono allineate lungo assi ben precisi. Le ossa della gamba (tibia e perone) si incontrano con la caviglia per formare un’articolazione piuttosto complessa. L’aricolazione funziona regolarmente purchè gli assi e gli angoli siano mantenuti entro limiti geometrici ben precisi. La protesi di caviglia deve replicare il modello anatomico per poter garantire quanto più a lungo la durata nel tempo.

PROTESI DI CAVIGLIA. IL TAGLIO DEL PERONE PUÒ PORTARE ALLA INSTABILITÀ

Lo schema mostra l’allineamento dell’anatomia della gamba e della caviglia

La protesi di caviglia deve obbedire a questo allineamento anatomico?

La protesi è un meccanismo che ha due componenti metalliche che rivestono la superficie ossea tibiale e la superficie ossea astragalica. Il montaggio delle componenti metalliche viene guidata da sistemi che assistono il montaggio corretto della protesi. Questi sistemi consentono di allineare le componenti metalliche all’asse longitudinale della gamba. Quanto più la protesi di caviglia riesce a replicare il modello anatomico, tanto più l’operazione riesce a garantire più a lungo la durata nel tempo.

Protesi di Caviglia. Il Taglio del Perone può portare alla instabilità

Schema del sistema di allineamento

 

L’integrità anatomica della caviglia è importante?

La chirurgia si basa sulla capacità di riportare verso la normalità anatomica e verso la corretta funzionalità articolazioni che sono state talmente danneggiate da divenire artrosiche. La protesi d’anca e la protesi di ginocchio non prevedono la demolizione di un osso per fare l’intervento. Anche la protesi di caviglia non fa eccezione: nel momento dell’intervento ci deve essere molto osso su cui impiantare la protesi più saldamente possibile. C’è una regola che stabilisce che ci sia osso in quantità (bone stock) per eseguire la protesi. Non si capisce perché la caviglia debba costituire una eccezione e debba prevedere il taglio di un osso sano quale il perone.

Esempio di protesi di caviglia ben allineato e ben integrato.

Esempio di protesi di caviglia ben allineato e ben integrato.

Quale è la preoccupazione dei chirurghi prima della potesi di caviglia?

I chirurghi sono preoccupati per la qualità dell’osso su cui vanno ad impiantare la protesi. La protesi deve essere solidamente impiantata dal primo giorno e ha bisogno di strutture stabili e compatte. Insieme con le ossa debbono essere moto stabili i legamenti che mantengono stabile l’articolazione e la guidano correttamente nel movimento articolare.

Non si capisce perché la caviglia debba costituire una eccezione e debba prevedere il taglio di un osso sano proprio l’osso sul quale si inseriscono i legamenti laterale della caviglia.

La anatomia del paziente va preservata. Non è prudente che come primo gesto dell’intervento rompere il perone. Non sembra razionale che il chirurgo rompa un osso sano, oppure un osso che ha impiegato mesi o anni per guarire. Il rischio è che la caviglia diventi instabile e che il paziente non riesca a camminare nonostante la protesi.

L’intervento chirurgico deve essere anatomico?

Le caviglie che si presentano in sala operatoria sono articolazioni molto sofferenti. Hanno subito la frattura, hanno subito la trazione, hanno subito il fissatore esterno, hanno subito l’intervento di placche e viti, hanno subito l’intervento di rimozione di di placche e viti, hanno subito le infiltrazioni (del tutto inutili), hanno subito le artroscopie (del tutto inutili), hanno subito infiltrazioni di cellule staminali, hanno subito infiltrazioni di cellule di altro genere, hanno subito l’innesto di cartilagine. I pazienti hanno sperato tanto in una guarigione e le loro aspettative sono state deluse dopo molti interventi. In La anatomia del paziente va preservata. Non è prudente che come primo gesto dell’intervento rompe il perone. Non sembra razionale che il chirurgo rompa il perone. Va sottolineato che il perone fratturato ha impiegato mesi o anni per guarire. Rompendo il perone si eliminano le inserzioni dei legamenti laterali. Il rischio è che la caviglia diventi instabile e che il paziente non riesca a camminare nonostante la protesi.

Si sono verificato casi clinici di cedimento articolare?

Purtroppo abbiamo osservato casi di questo genere. Nella RADIOGRAFIA 1, vediamo che il perone si è spezzato (freccia arancio), nonostante la presenza della placca e delle viti e si è deviato verso l’esterno. Il malleolo tibiale e i legamenti interni hanno ceduto e la protesi si è lussata (freccia rossa). La componente tibiale si è separata dalla componente astragalica. L’asse della gamba si è spezzato (asse rosso) e tutto il piede si trova all’esterno rispetto all’asse della gamba.

Radiografia

Radiografia

Come si può intervenire in questi casi?

L’intervento in questi casi è molto complesso. Non si può pensare di fare una revisione cioè di sostituire la protesi messa per via laterale e impiantare un’altra protesi. Occorre fare una grande bonifica, perché probabilmente c’è anche un infezione. Dopo alcuni mesi si deve innestare osso di banca e pensare di eseguire una artrodesi e cioè fissare la caviglia e la gamba in posizione corretta.

Contatta Il Dott. Scala

Il Dott. Andrea Scala ha conseguito il suo diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia presso la Università Cattolica del S. Cuore – Policlinico “A. Gemelli” di Roma con la discussione della tesi sperimentale, elaborata presso l’Istituto di Clinica Ortopedica diretta dal Prof. G.F. Fineschi, dal titolo: “Studio delle modificazioni cellulari indotte dai metalli di comune impiego in Chirurgia Ortopedica”, riportando il massimo dei voti. E’ specialista in Traumatologia e Ortopedia, specialista in Medicina dello Sport. Dal 1984 al 1988 è stato Assistente del Prof. Pisani nell’Ospedale di Alba (CN), il primo in Italia specializzato nella cura delle patologie della Caviglia e del Piede. Il Dott. Andrea Scala nel 1998 ha impiantato per primo la Protesi di Caviglia a Roma. Grazie ai numerosi anni di esperienza nel settore, alla formazione continua e alla pratica chirurgica effettuata in prestigiosi Centri Ospedalieri e Universitari italiani ed esteri, il Dott. Scala garantisce ai propri pazienti risultati eccellenti, ottenuti attraverso tecniche chirurgiche innovative, accurati studi sul singolo caso clinico e attuazione di terapie di ultima generazione per agevolare e accelerare la rigenerazione dei tessuti. I trattamenti per cui è specializzato sono:

Protesi caviglia
Piede paralitico
Malattia di Haglund
Alluce valgo
Legamenti della caviglia
Alluce rigido
Piede piatto
Neuroma di Morton

Il Dott. Scala è l’unico chirurgo ortopedico specialista italiano iscritto alla Società Francese di Chirurgia della caviglia e del piede. Svolge la propria attività professionale presso la Casa di Cura ARS MEDICA in Via Cesare Ferrero di Cambiano, 2900191 ROMA. Prenota una visita specialistica al numero +39 335 766 2164 o invia una mail all’indirizzo info@footsurgery.it.