Il neuroma di Morton identifica una nevralgia che coinvolge l’avampiede (parte anteriore del piede). Il dolore è localizzato nell’area compresa tra 3° e 4° metatarso, andando a generare un aumento del volume di uno dei nervi che attraversano la pianta del piede. La definizione classica viene spesso sostituita con “malattia di Morton” o “sindrome di Morton” o ancora “metatarsalgia di Morton”. Questo per evitare che si faccia confusione sulla sua entità, che non presenta una proliferazione a carattere tumorale ma è caratterizzata da una fibrosi che colpisce il tessuto nervoso.

Sottoposto a risonanza magnetica o ad ecografia, il piede evidenzia un ingrossamento del nervo plantare tra 3° e 4° metatarso. Raramente sono coinvolte le zone più esterne, quella tra il primo e il secondo dito o quella tra il quarto e il quinto. Nella maggioranza dei casi la lesione è monolaterale. Il piede cavo ed il piede equino sono due conformazioni che predispongono all’insorgenza di questa malattia.

Solitamente il dolore localizzato sotto il piede è generato da un sovraccarico dell’avampiede. In effetti la definizione più corretta di questo quadro clinico sarebbe: metatarsalgia di Morton. Le capsule articolari e i tendini si infiammano perché le dita e i metatarsi non riescono a sopportare il peso corporeo. L’infiammazione si traduce nella sofferenza a carico della parte maggiormente sensibile di quell’area, ovvero il ramo nervoso plantare che dà origine ai nervi interdigitali. La compressione, l’allungamento o il danneggiamento dei nervi dipendono da diverse cause: scarpe inadeguate, attività sportiva eccessiva o ad alto impatto, anomalie delle strutture del piede (piedi piatti, borsiti dell’alluce, ecc…).

Quali sono i sintomi del Neuroma di Morton?

  • dolore sull’avampiede e tra le dita dei piedi;
  • formicolio su tutto il piede e in particolare quando si indossano tacchi alti o scarpe molto strette;
  • bruciore localizzato sulla pianta del piede;
  • intensificazione o diminuzione della sensibilità cutanea a causa della degenerazione delle fibre nervose.

È emblematico il fatto che se si cerca immagini che rappresentino il Neuroma di Morton, se ne trovino tante raffiguranti un piede percorso da una sorta di fulmine: il dolore è paragonabile infatti ad una scarica elettrica che attraversa tutto il piede. I pazienti lo descrivono a volte come una scarica elettrica o un dolore bruciante, sensazione che induce chi ne soffre a togliersi immediatamente le scarpe. L’azione immediatamente successiva è quella di massaggiarsi il piede alla ricerca di un tempestivo sollievo. Per quanto possa essere piacevole al momento, purtroppo si tratta di una sensazione soltanto temporanea, dal momento che i sintomi permangono e anzi si inaspriscono addirittura.

Come viene diagnosticato il Neuroma di Morton?

Come per ogni malattia, è fondamentale la narrazione del paziente, che più riuscirà ad essere preciso nella descrizione dei sintomi, e delle circostanze in cui sopravvengono, più sarà d’aiuto al medico. Un chiaro segnale di Neuroma di Morton è rappresentato da una specie di “click” causato dalla mobilizzazione del neuroma: si tratta del cosiddetto “segno di Mulder”.

Una volta riscontrate queste evidenze, l’ortopedico procederà, laddove necessario, con:

  • ecografia: accertare o smentire l’infiammazione metatarsale, quella dei tendini e delle guaine, e il versamento delle articolazioni metatarsali distali;
  • radiografia: non mostra il neuroma, ma può spiegare come alcune anomalie del piede causino la malattia;
  • risonanza magnetica: mostra la situazione di infiammazione dell’avampiede, tra terzo e quarto metatarso solitamente.

Con questi esami strumentali, lo specialista potrà inoltre avvalorare il sospetto di Neuroma ed escludere altre patologie con sintomi affini, come l’artrite reumatoide.

Come si cura il Neuroma di Morton?

Quando il dolore raggiunge vette insopportabili o quando il neuroma raggiunge dimensioni superiori ad 1 cm, si rende necessario intervenire chirurgicamente. Va precisato che alcuni medici optano per una cura a base di farmaci antidolorifici e antinfiammatori, altri utilizzano iniezioni di farmaci (cortisonici) nella zona interessata. Questa proceduraè altamente rischiosa perché l’ago da iniezione potrebbe portare alla lacerazione di un capillare, causando un ematoma e un aumento della fibrosi con conseguente intensificazione del dolore. Inoltre è ben noto il danno che il preparato cortisonico causa sui tendini e sulla capsula articolare.

L’intervento chirurgico si esegue normalmente in anestesia locale: non è previsto ricovero e il decorso post-operatorio va dalle 2 settimane ad 1 mese. Il professionista può intervenire osservando diverse modalità, una delle quali non contempla la neurectomia (rimozione del nervo), ovvero:

  • decompressione artroscopica: la si preferisce quando il neuroma è in fase iniziale e si presenta di dimensioni ridotte; viene semplicemente inciso il legamento trasverso posto tra i due metatarsi;
  • accesso chirurgico dorsale: si incide il dorso del piede a livello dello spazio intermetatarsale e poi si rimuove il nervo;

Il neuroma del nervo plantare viene correttamente esposto con l’incisione dorsale. Si vede molto bene  il movimento che fa il neuroma in fase di appoggio del piede. È questo il meccanismo che scatena il forte dolore.

Neuroma di Morton

La foto mostra le dimensioni del neuroma (1 cm)

 

  • accesso chirurgico plantare: si incide la pianta del piede, in corrispondenza della radice delle dita per poi asportare il nervo divenuto fibrotico e la borsa metatarsale. L’accesso plantare è sconsigliato. Vi è la possibilità che si vengano a creare cicatrici fibrose retraenti a carico del delicato tessuto plantare. I conseguenti disturbi dell’appoggio e della deambulazione scoraggiano l’uso dell’accesso plantare;
  • neuroablazione con radiofrequenze ecoguidate.

L’operazione viene effettuata in day-hospital ed ha una durata di circa mezz’ora. Non comporta alcun dolore post-operatorio e non provoca alcun problema al movimento delle dita, perché il nervo interessato non ha caratteristiche motorie, ma solo di tipo sensitivo.

Il recupero post operatorio prevede un periodo di riposo con il piede sollevato, posizione che faciliterà l’assorbimento dell’ematoma post-operatorio. Verrà utilizzato un sandalo specifico e, con le dovute cautele, il paziente potrà indossare la calzatura desiderata a distanza di un mese. Dopo 3 settimane viene prescritta la fisioterapia e diversi esercizi di stretching, allo scopo di rieducare il piede ad una normale mobilità ed elasticità. Lo stretching, previa rimodulazione delle attività, dovrà essere effettuato anche nel corso del secondo mese.

Ci preme sempre sottolineare quanto sia importante scegliere la professionalità giusta, che riesca soprattutto a capire le singole caratteristiche, uniche e distintive, del singolo paziente. Affidarsi al dottor Andrea Scala, chirurgo ortopedico a Roma particolarmente esperto nella patologia della caviglia e del piede, vi consentirà di seguire il vostro percorso, certi di potervi confrontare attivamente in ogni momento. La professionalità di un medico, ancor prima della garanzia del risultato, fornisce infatti quel giusto supporto emotivo indispensabile per affrontare tutti gli step di un intervento, ivi comprese le eventuali problematiche che potrebbero insorgere per motivi di svariata natura che solo il medico conosce bene.

Contatta Il Dott. Scala

Il Dott. Andrea Scala ha conseguito il suo diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia presso la Università Cattolica del S. Cuore – Policlinico “A. Gemelli” di Roma con la discussione della tesi sperimentale, elaborata presso l’Istituto di Clinica Ortopedica diretta dal Prof. G.F. Fineschi, dal titolo: “Studio delle modificazioni cellulari indotte dai metalli di comune impiego in Chirurgia Ortopedica”, riportando il massimo dei voti. E’ specialista in Traumatologia e Ortopedia, specialista in Medicina dello Sport. Dal 1984 al 1988 è stato Assistente del Prof. Pisani nell’Ospedale di Alba (CN), il primo in Italia specializzato nella cura delle patologie della Caviglia e del Piede. Il Dott. Andrea Scala nel 1998 ha impiantato per primo la Protesi di Caviglia a Roma. Grazie ai numerosi anni di esperienza nel settore, alla formazione continua e alla pratica chirurgica effettuata in prestigiosi Centri Ospedalieri e Universitari italiani ed esteri, il Dott. Scala garantisce ai propri pazienti risultati eccellenti, ottenuti attraverso tecniche chirurgiche innovative, accurati studi sul singolo caso clinico e attuazione di terapie di ultima generazione per agevolare e accelerare la rigenerazione dei tessuti. I trattamenti per cui è specializzato sono:

Protesi caviglia
Piede paralitico
Malattia di Haglund
Alluce valgo
Legamenti della caviglia
Alluce rigido
Piede piatto
Neuroma di Morton

Il Dott. Scala è l’unico chirurgo ortopedico specialista italiano iscritto alla Società Francese di Chirurgia della caviglia e del piede. Svolge la propria attività professionale presso la Casa di Cura ARS MEDICA in Via Cesare Ferrero di Cambiano, 2900191 ROMA. Prenota una visita specialistica al numero +39 335 766 2164 o invia una mail all’indirizzo info@footsurgery.it.

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