Se vi capita spesso di sentire dolore al tallone del piede cambiando le scarpe, magari passando da quelle di tutti i giorni ad un paio eleganti, o dopo un’intensa attività sportiva, potreste soffrire del Morbo di Haglund. Chiamata anche Deformità o Malattia di Haglund, si tratta di una osteocondrosi caratterizzata da un’esostosi localizzata nel calcagno posterolaterale.

Con la dicitura di osteocondrosi si raggruppa una serie di patologie legate alla crescita che riguardano l’osso (osteo-) e la cartilagine (condro-) e che hanno un’insorgenza e uno sviluppo degenerativo (-osi). Queste disfunzioni sono tipiche dell’età evolutiva in quanto si generano perlopiù durante lo sviluppo del sistema scheletrico; fortunatamente si presentano spesso asintomatiche nei bambini.

Il Morbo di Haglund, però, può insorgere anche in età adulta, solitamente a causa di un’eccessiva sollecitazione della zona interessata. Il paziente in questo caso lamenterà un’infiammazione che presenta varie fasi di acutizzazione e che può arrivare a compromettere la normale deambulazione.

In concreto, il Morbo di Haglund consiste nella crescita anomala di una esostosi dietro il calcagno, proprio in corrispondenza dell’inserzione del tendine di Achille sul calcagno del piede. Ciò è dovuto ad un’alterazione nella produzione ossea da parte delle cartilagini di accrescimento.

Il Morbo di Haglund è classificato come autolimitante, perciò ha un decorso blando e benigno e che tende a risolversi in modo spontaneo. Qualora non fosse così, è necessario ricorrere a trattamenti medici.

Dolore al tallone del piede: Le cause del Morbo di Haglund

Le cause dell’insorgenza del Morbo di Haglund in età adulta vanno ricercate in tre grandi macrogcategorie:

  1. Cause anatomiche: se l’anatomia del distretto calcaneare è tale da causare uno stress molto intenso della zona, il corpo argina il problema attuando una “Riparazione” tramite un rilascio maggiore di calcio; questo creerà il substrato per la formazione dell’esostosi sul calcagno detta appunto Morbo di Haglund
  2. Cause funzionali: ovvero problematiche legate ad un eccessivo uso di ossa, tendini e muscoli della caviglia e del piede. Ciò si riscontra soprattutto negli sportivi, la cui attività richiede una sollecitazione continua del tendine di Achille che dunque subisce dei microtraumi da trazione, con il risultato che tali microlesioni vengono riparate dal corpo apponendo calcio, e quindi portando alla formazione dell’esostosi. Questa situazione è chiaramente tipica degli agonisti, ma in alcuni casi anche lavori usuranti per cui la parte posteriore del piede viene continuamente sfregata possono essere causa del Morbo
  3. Cause posturali: se la postura dell’individuo causa la tensione e dunque l’accorciamento dei muscoli posteriori della gamba, il tendine di Achille sarà continuamente sollecitato. Questa condizione è quindi un grande fattore di rischio per l’instaurarsi del morbo di Haglund.

Dolore al tallone del piede: Sintomi e Diagnosi del Morbo di Haglund

Il sintomo principale di questa patologia è senza dubbio un dolore più o meno intenso nella zona del retropiede, che a volte si estende al tendine di Achille. Inoltre, indicativa risulterà la presenza rilevabile a occhio nudo di un’escrescenza ossea sul calcagno che duole al tatto.

La diagnosi di un disturbo come questo necessita di una attenta anamnesi per capire il modo in cui si è instaurato il problema, l’anatomia del distretto mediante palpazione della zona dolente, oltre ad una eventuale valutazione posturale alla ricerca di problematiche più estese.

Sarà poi necessario effettuare una Lastra Rx per confermare la diagnosi e per valutare l’eventuale presenza di calcificazioni intratendinee. In caso di sospetta Borsite, potrebbe servire un approfondimento dell’indagine tramite ecografia.

L’esame più accurato per la valutazione dei tessuti molli rimane però la Risonanza Magnetica, che viene richiesta solitamente in casi specifici, per esempio se si sospettasse anche una tendinopatia non inserzionale dell’Achille e quindi una sua degenerazione.

Dolore al tallone del piede: come trattare e curare il Morbo di Haglund

Questo Morbo si palesa spesso nella sua Fase più acuta, quando il dolore vi richiama l’attenzione del paziente. In questo caso, è possibile agire nell’immediato con rimedi naturali per arginare il malessere, come ad esempio l’applicazione del ghiaccio (massimo 3 volte al giorno per 10 minuti) o di una crema a base di arnica, o ancora utilizzando delle solette antishock per dare sollievo al piede.

In una fase successiva di Media intensità, è possibile ricorrere a terapie fisioterapiche come la Tecarterapia, la massoterapia decontratturante, l’utilizzo di laser ad alta potenza, gli esercizi di stretching del tricipite surale, l’ipertermia o l’innovativa terapia con Onde d’Urto.

Tuttavia, il trattamento conservativo comporta per il paziente un’importante limitazione delle proprie abitudini di vita, a partire dall’attività sportiva a cui dovrà rinunciare fino alla scelta delle calzature da indossare, che dovranno essere il meno aggressive possibili per l’esostosi del calcagno.

Per questo, ai casi giudicati cronici e che non hanno riscontrato una risoluzione o comunque una sostanziale riduzione dei problemi nell’arco di 6 mesi, si consiglia l’intervento chirurgico.

Dolore al tallone del piede: Quando ricorrere alla chirurgia per curare il Morbo di Haglund

Nel caso in cui il trattamento conservativo non dia esiti sostanziali, il medico consiglierà di intervenire chirurgicamente.

L’intervento chirurgico per il Morbo di Haglund è volto ad eliminare l’esostosi retroachillea in modo da annullare l’attrito che intercorre tra osso e tendine d’Achille; materialmente consiste in un’apertura del tendine, con esposizione dell’esostosi. Mediante una fresa si andrà a rimuovere la neoformazione calcifica, e successivamente si andrà a suturare e ancorare il tendine all’osso. Se possibile, oggi si tende ad optare per un’operazione in Artroscopia, in cui è possibile intervenire in modo meno invasivo tramite l’utilizzo di microtelecamere.

Si tratta di un intervento eseguibile in anestesia locale e che prevede, nei casi in cui non si renda necessario distaccare il tendine d’Achille, un bendaggio da portare per 3-4 settimane.

Il recupero post-operatorio consiste in un totale riposo nella fase subito successiva all’operazione, che può variare a seconda della complicanza dell’intervento, fino almeno alla rimozione dei punti. Una volta che il medico lo riterrà opportuno, si procederà con la riabilitazione, che è volta al recupero muscolare, all’allungamento della muscolatura del polpaccio, e infine al recupero completo del gesto atletico qualora il paziente fosse uno sportivo.

In genere, il paziente guarito dalla Malattia di Haglund potrà tornare a guidare la macchina e a svolgere la normale attività sportiva dopo circa 4 mesi dall’intervento.

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