L’alluce valgo è una patologia che ha una incidenza familiare.

L’alluce valgo affligge molto di più il sesso femminile.

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La deformità dell’alluce valgo

La caratteristica deformità del piede è la “cipolla” o “patata”. La fastidiosa sporgenza è dovuta alla deviazione del primo metatarso verso l’interno del piede. L’alluce rimane privo del suo appoggio e cade verso il 2° dito. Alle volte si mette sotto il 2° dito che si deforma “a martello”.

In realtà non è corretto pensare all’alluce valgo come ad una patologia che colpisce solo il primo dito. Tutto il piede risente di questa deformità. Le dita si deformano “a martello” e può intervenire una “metatarsalgia” molto dolorosa.

Può capitare, in alcuni casi, che l’alluce valgo non manifesti particolari sintomi oppure che questi sintomi siano localizzati verso le dita minori e dei metatarsi. Questo può stupire ma non deve farci pensare che la patologia sia da sottovalutare.

Il dolore normalmente è dato dallo sfregamento della “cipolla” sulle calzature. Lo sfregamento arriva ad infiammare la borsa sottocutanea e a dare una “borsite” molto fastidiosa. Altre volte il dolore si presenta a carico della dita del piede o sotto i metatarsi. In questi casi il dolore non dipende dal tipo di scarpa che indossiamo o dai movimenti che facciamo: è continuo e persistente.

Dita del piede “a martello” “ad artiglio” o  “in griffe”

Lo spostamento dell’alluce verso l’esterno causa una mancanza di spazio alle altre dita, che obbliga le altre dita ad arricciarsi per cercare un nuovo posto all’interno della calzatura.

La deformità del piede corrisponde a patologiche alterazioni delle ossa, delle articolazioni, dei numerosi muscoli e tendini dell’avampiede.

La contrattura dei muscoli e dei tendini comporta un irrigidimento delle articolazioni nelle caratteristiche  deformità, “a martello” “ad artiglio” o  “in griffe”

Le dita sono rivolte verso l’alto e non toccano il pavimento. Lo sfregamento delle piccole dita sulla scarpa provoca lo spellamento, l’infiammazione e callosità che sono molto dolorose.

Alluce valgo nell’uomo e nella donna

L’alluce valgo colpisce di più il sesso femminile. Si tende a pensare che l’alluce valgo colpisca più le donne degli uomini a causa dell’uso delle calzature con i tacchi sia per il lavoro che per  il tempo libero.

La realtà è ben diversa: non è la calzatura a causare l’alluce valgo!

Le motivazioni cliniche per l’insorgenza dell’alluce volgo sono tutt’ora oggetto di studio. La instabilità della capsula e dei legamenti dell’alluce, una forma particolare delle articolazioni del piede, la presenza del piede valgo pronato, la anomala lunghezza dell’alluce sono solo alcune delle cause che scatenano l’alluce valgo.

Non è mai solo la scarpa a causare la patologia. E’ vero che vi sono studi che dimostrano l’insorgenza di alluce valgo dopo l’uso di calzature alla moda occidentale in popolazioni (giapponesi, africani) che non avevano fatto uso di simili calzature prima del dopoguerra. Ma si pensa che le calzature contribuiscano a svelare una predisposizione genetica.

Il dolore e il fastidio che si percepisce indossando le calzature e camminando è causato dall’aumento del volume del piede. Una scarpa acquistata quando era bella e confortevole diviene dolorosa e fastidiosa perché lo spostamento dell’alluce e delle dita rende limitato lo spazio limitato nella scarpa.

L’alluce valgo è la prima causa di chirurgia del piede nelle donne. Interi gruppi di dozzine di donne vengono organizzate in pullman per recarsi a fare l’”alluce valgo”.

Nel sesso maschile è più frequente l’”alluce rigido”.

 

Il “mito” dei rimedi naturali

L’intervento per l’alluce valgo era molto impopolare: era doloroso e l’alluce operato ritornava valgo! L’intervento era il terrore delle donne, era considerato invasivo e privo di risultati certi.

In verità le tecniche usate negli anni 80 e 90 erano antiquate. Tagliavano la falange dell’alluce e causavano l’artrosi. L’alluce veniva accorciato, diventava ancora più doloroso, e spesso tornava valgo come prima!

Per questo motivo hanno guadagnato importanza molti di rimedi naturali le cui basi scientifiche sono del tutto inconsistenti. Come può un divaricatore applicato sulla cute curare una malattia che ha una intima, profonda predisposizione genetica all’interno dell’organismo? Infatti non può. Il divaricatore può solo alleviare lo sfregamento della cute contro la scarpa.

Una funzione, seppur palliativa e non di correzione, può essere riconosciuta nei plantari, non nel trattamento dell’alluce valgo, ma della comune metatarsalgia associata.

Per tutti gli altri rimedi “naturali” è importante essere consapevoli della loro totale inutilità  nell’apportare significativi benefici, nel ritardare o rallentare il progressivo aggravamento dell’alluce valgo e nella “cura” della patologia. È importante essere coscienti di questo per due motivi principali:

  • evitare false aspettative
  • perdere tempo in quelle che possono essere cure costose e inutili per il reale trattamento dell’alluce valgo

Creme miracolose, tutori, pediluvi e spaziatori, non possono essere riconosciute come terapie valide e funzionali.

 

L’intervento chirurgico moderno: la chirurgia mini-invasiva

A questo punto è doveroso puntualizzare che l’unica cura davvero definitiva per l’alluce valgo è la chirurgia. Anche per questo negli ultimi anni, la ricerca ha cercato di sviluppate una chirurgia sempre meno invasiva, di breve durata e il meno traumatizzante possibile per il piede.

Se abbiamo l’alluce valgo è necessaria per forza l’operazione?

La diagnosi di alluce valgo è molto semplice. Non bisogna essere ortopedici per riconoscere questa patologia. Come per tutte le patologie comunque, è evidente che la diagnosi è indispensabile per predisporre la terapia più adeguata.Inoltre, un primo consulto medico può aiutare a rispondere a molte domande soprattutto in relazione alla necessità dell’operazione.

La maggior parte delle volte, tuttavia, è la stessa sintomatologia del paziente a condurre all’intervento chirurgico. Nei casi in cui è praticamente impossibile tornare ad indossare una normale calzatura, sia a causa del dolore, sia a causa dell’aumento del volume del piede, è il paziente stesso a richiedere l’operazione.

Non si può sapere concretamente a quale velocità la patologia dell’alluce valgo potrà peggiorare. Quando la paziente decide di operare l’alluce valgo può farlo senza attendere. La chirurgia mini invasiva consente il reallineamento a qualsiasi età. Un campanello di allarme quindi, può indubbiamente essere l’insorgenza di una deformità a livello del secondo dito, quando inizia a sollevarsi deformandosi a griffe o a martello.

Di solito comunque la deformità tende a progredire negli anni e talvolta rimandare l’intervento chirurgico significa poi dover effettuare interventi che possono coinvolgere più di una articolazione o alcune volte la perdita del movimento a livello dell’alluce (artrodesi).

Le tecniche di Intervento chirurgico sull’alluce valgo

Le principali tecniche chirurgiche sono: chirurgia a cielo aperto, tecnica mini-invasiva e percutanea.

Chirurgia a cielo aperto

Questa tecnica inventata dal dott. Austin (USA) nel 1960  è attualmente la più usata. Essa prevede una incisione cutanea che permette di visionare l’articolazione. Si effettuano tagli dell’osso (osteotomie) sulla testa del 1° metatarso. Dopo i tagli la testa si sposta e l’alluce viene corretto. Una vite blocca le osteotomie. L’alluce si muove, ma non si può caricare immediatamente. Occorre attendere che le osteotomie siano perfettamente consolidate, se no si sposta tutto.

Tecnica mini-invasiva

La tecnica mini-invasiva prevede invece incisioni minime attraverso cui si fa la correzione del metatarso e dell’alluce. Con la tecnica del Rizzoli di Bologna e di Verona si pratica una osteotomia del collo del 1° metatarso. Quindi si corregge la testa del metatarso e l’alluce. A questo punto alluce e 1° metatarso vengono infilzati insieme con un filo metallico, come uno “spiedino”. Il filo metallico rimane per 30-40 giorni. L’alluce operato non si può muovere. Si può iniziare a deambulare quasi subito. Dopo un mese il filo metallico si toglie. Questa metodica comporta alcuni casi di rigidità dell’alluce. In altri casi l’alluce può tornare valgo dopo la rimozione dello “spiedino” metallico esterno.

Il dottor Andrea Scala ha pubblicato negli Stati Uniti (2013) la sua tecnica mini invasiva personale.

Dopo l’osteotomia non si usa lo “spiedino” esterno. L’alluce operato si muove subito. La deambulazione avviene quasi subito. La correzione è molto buona. L’alluce non può tornare valgo.

TECNICA DOTT. ANDREA SCALA ALLUCE VALGO PRE

Piede con alluce valgo prima dell'operazione

TECNICA DOTT. ANDREA SCALA ALLUCE VALGO POST

Piede con Alluce Valgo operato

Tecnica percutanea

Negli anni 70 alcuni podologi americani (podiatri) hanno avuto l’idea di usare una piccola fresa ad alta velocità (come quella del DENTISTA) per limare e sminuzzare la “cipolla” dell’alluce. Questa procedura è stata inventata per poter operare in Ambulatorio e in Day Hospital come dal DENTISTA. In anestesia locale, la fresa entra nel piede attraverso dei “buchini”. Dopo aver spezzettato la “cipolla” l’alluce si mantiene dritto con un bendaggio appositamente effettuato in sala operatoria. Si cammina subito.La paziente rinnova da sola il cerotto, dopo qualche giorno. Dopo un paio di mesi avviene la consolidazione. In alcuni casi la consolidazione avviene dopo cinque-sei mesi.

Raggi piede con alluce valgo

I podologi americani degli anni 70 abbandonarono questa tecnica perché i risultati erano imprevedibili, casuali e bizzarri. Come accade per  alcuni capi di abbigliamento nella moda, alcune cose che non si vedono dopo tanto tempo, vengono ripresentate come nuove e come l’”ultimo grido”. La “percutanea” è una tecnica molto vecchia che è stata ripresentata come una novità. Ma i difetti della “percutanea” sono vecchi: tutta la correzione si regge su di un cerotto, i risultati sono imprevedibili e non tutti gli operatori hanno la medesima manualità. Molti sono i casi che vanno bene. Ma quelli che vanno male sono poi molto difficili da riparare.

Alluce valgo: il post operazione

Il decorso post operatorio prevede l’utilizzo di un’apposita scarpa post operatoria per circa un mese.

La scarpa non deve essere mai abbandonata per tutto il mese che segue l’intervento, ma la sua rigidità permette un carico completo fin da subito.

I controlli necessari sono: 15 giorni dall’intervento per la rimozione dei punti e il cambio dell’apposito bendaggio. Ad 1 mese dall’intervento si procede con una radiografia per concedere l’abbandono della scarpa post operatoria e infine, a 3-4 mesi dall’intervento si conce la ripresa delle attività sportive ad impatto (corsa, salti, calcio).

La salute dei nostri piedi è importante, non dobbiamo sottovalutarla. Per questo motivo il Dott. Andrea Scala è costantemente impegnato nello studio e nella ricerca di terapie sempre più innovative e all’avanguardia.

Se hai un problema legato ai tuoi piedi, richiedi una consulenza al Dott. Scala, grazie ad una diagnosi attenta e scrupolosa saprà consigliarti la terapia più adatta alle tue esigenze fisiche e personali.

Contatta il Dott. Scala!

Il Dott. Andrea Scala, ha conseguito il suo diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia presso la Università Cattolica del S. Cuore – Policlinico “A. Gemelli” di Roma con la discussione della tesi sperimentale, elaborata presso l’Istituto di Clinica Ortopedica diretta dal Prof. G.F. Fineschi, dal titolo: “Studio delle modificazioni cellulari indotte dai metalli di comune impiego in Chirurgia Ortopedica”, riportando il massimo dei voti.

E’ specialista in Traumatologia e Ortopedia, specialista in Medicina dello Sport. Dal 1984 al 1988 è stato Assistente del Prof. Pisani nell’Ospedale di Alba (CN), il primo in Italia specializzato nella cura delle patologie della Caviglia e del Piede. Il Dott. Andrea Scala nel  1998 ha impiantato per primo la Protesi di Caviglia a Roma.

Grazie ai numerosi anni di esperienza nel settore, alla formazione continua e alla pratica chirurgica effettuata in prestigiosi Centri Ospedalieri e Universitari italiani ed esteri, il Dott. Scala garantisce ai propri pazienti risultati eccellenti, ottenuti attraverso tecniche chirurgiche innovative, accurati studi sul singolo caso clinico e attuazione di terapie di ultima generazione per agevolare e accelerare la rigenerazione dei tessuti.

trattamenti per cui è specializzato sono:

Protesi caviglia

Piede paralitico

Malattia di Haglund

Alluce valgo

Legamenti della caviglia

Alluce rigido

Piede piatto

Neuroma di Morton

Il Dott. Scala è l’unico chirurgo ortopedico specialista italiano iscritto alla Società Francese di Chirurgia della caviglia e del piede. Svolge la propria attività professionale presso la Casa di Cura ARS MEDICA in Via Cesare Ferrero di Cambiano, 2900191 ROMA.

Prenota una visita specialistica al numero +39 335 766 2164 o invia una mail all’indirizzo info@footsurgery.it.