protesi caviglia chirurgia del piede roma Andrea Scala

Roberta B.

È proprio vero! anche io ho avuto la fortuna di incontrarlo per caso e di affidarmi a lui; non è come tanti altri “professoroni” altezzosi che quasi sembrano infastiditi quando racconti i tuoi problemi di salute. Si, perché chi ha problemi di salute deve poter parlare ed esprimere quello che sente e tutto il disagio che prova. Sappiate che lui sa ascoltarvi e poi, con molta calma e semplicità, sa anche spiegarvi il problema e la sua soluzione.

Voglio raccontare in breve la storia della mia caviglia perché qualcuno che soffre possa avere sollievo affidandosi ciecamente alle cure del Dott. Scala.
Tutto è iniziato con una consistente storta che ho preso all’età di 15 anni. Non essendoci frattura l’ortopedico disse che non era il caso di fare il gesso, così mi ha prescritto riposo e ghiaccio. Effettivamente dopo parecchi giorni ho potuto camminare, ma la caviglia è rimasta sempre dolorante; ad ogni piccolo sassolino prendevo storte.
Ho continuato comunque a giocare a pallavolo, a sciare, ma sempre con il dolore che a tratti si acutizzava .Con il passare degli anni il dolore era quasi persistente e dalla tac è risultata una artrosi e la presenza di osteofiti. Così nel 2000 mi sono operata per ripulire l’articolazione della caviglia. Ho portato il gesso per 45 giorni e, dopo la riabilitazione, sembrava che i dolori fossero diminuiti; ho pensato che con il tempo sarebbero scomparsi, invece si sono man mano riacutizzati come prima.
Negli ultimi anni, il dolore si è accentuato; non riuscivo più a mettere i tacchi, né le scarpe basse e quando andavo a fare la spesa, ogni tanto dovevo fermarmi dal dolore; mi era subentrato anche dolore alla schiena e all’anca; ero davvero preoccupata. Così ho fatto le radiografie ed è risultato che l’artrosi era avanzata ed avevo una forte limitazione dell’articolazione della caviglia.
Non sapevo più a chi rivolgermi; così un giorno, facendo ricerche su internet per vedere se ci fosse qualche tecnica particolare per la risoluzione del mio problema, mi sono imbattuta per caso nel Dott. Andrea Scala.
Leggendo il suo curriculum ed i commenti riguardanti la sua persona, mi sono convinta che era la persona giusta. Così ho fissato la visita.
Mi ha colpito subito la cordialità con cui mi ha accolto, l’attenzione che poneva nell’ascoltarmi e la semplicità delle sue risposte alle mie domande. Con molta calma ed altrettanta chiarezza, mi ha detto che, data la grave artrosi, l’unico rimedio sarebbe stato un intervento di trapianto osseo, ossia asportazione della parte di osso malata della caviglia e ricostruzione dello stesso con osso del mio bacino e inserimento di una vite di sei centimetri dal tallone che sarebbe rimasta lì, salvo che se mi avesse dato fastidio. Mi ha detto che sarei dovuta stare un mese a letto con la gamba piuttosto alta, un mese per iniziare a camminare gradualmente con le stampelle, poi avrei ripreso progressivamente l’attività motoria. Quindi il 7 novembre 2009 mi ha operato a Roma alla clinica ARS Medica.
Ho insistito per stare sveglia durante l’operazione perché volevo rendermi conto di come si svolgeva il tutto.
Beh! Posso dire che ho avuto il piacere di stare sveglia per assistere al mio intervento e di toccare con mano la professionalità del Dott. Scala e la chiarezza con la quale spiegava passo passo alla sua equipe cosa stava facendo e non risparmiava complimenti ai suoi collaboratori dopo che erano intervenuti. C’era uno spirito di collaborazione bellissimo tra tutti i componenti della equipe. Durante l’intervento il Dott. Scala mi ha fatto raccontare la storia della mia caviglia ed alla fine ha detto:
“vedete, il nostro compito è quello di consentire alla signora di fare un’attività normale: passeggiare, fare shopping senza essere costretta a sedersi per far calmare il dolore.”
Durante l’intervento ho chiesto al dott. Scala se avessi potuto mettere i tacchi alti (una mia passione!), ma la risposta è stata:
“Signora, stiamo facendo una sottoastragalica e lei mi parla di tacchi alti!!”
Ho risposto:
“D’accordo per i tacchi alti, ma almeno gli sci potrò rimetterli?”
“Beh – rispose- quelli glieli potrei anche consentire, c’è lo scarpone che blocca la caviglia!”
L’intervento ha avuto il decorso che mi aveva preannunciato e devo sottolineare che ho seguito alla lettera tutti i suggerimenti che mi ha dato il Dott. Scala, anche se qualcosa sembrava banale o addirittura esagerata. Ha avuto ragione in tutto, anche nei tempi di recupero.
Però non poteva immaginare che dopo appena un anno e due mesi dall’intervento avrei rimesso gli sci.
Ebbene, il 5 e 6 gennaio 2011, sono andata a sciare ed ho sciato senza dolore (sottolineo che ho 57 anni e l’ultima volta che ho sciato è stato tre anni fa con le lacrime agli occhi dal dolore della caviglia).
All’inizio avevo un po’ paura, ma poi ho sentito che potevo spingere; ho iniziato a fare qualche curva a sci paralleli ed ho visto che andavo bene. Il primo giorno ho sciato ininterrottamente per tre ore e mezzo, con una gioia immensa ed il secondo giorno, che pensavo di non poterli mettere a causa dei dolori, ho sciato altre due ore e mezza ed ho smesso perché mi sentivo un po’ stanca e non volevo rischiare.
E’ stata tanta la contentezza che ho telefonato al Dott. Scala per dividerla con lui.
Ringrazio pubblicamente il Dott. Scala e tutta la sua equipe per la loro professionalità ed il rapporto umano che riescono ad instaurare con il paziente, perché, almeno per ciò che mi riguarda, la professionalità del chirurgo è senza dubbio la base della riuscita di un intervento, ma sono altrettanto fondamentali: la capacità di formare una buona squadra di persone capaci di lavorare con professionalità ed armonia ed instaurare un rapporto umano con il paziente, quasi di complicità.
Sono doti queste che abbondano nel Dott. Scala e che fanno di lui una persona speciale.
Un Grazie di Cuore!
F.to Roberta B.