Neuroma di Morton

Cos’è il Neuroma di Morton

La malattia di Morton è il dolore plantare nella zona del 3° e 4° metatarso. Il dolore è irradiato alle corrispondenti dita del piede. La definizione corretta, secondo alcuni, dovrebbe essere “metatarsalgia di Morton”. L’ecografia e la Risonanza Magnetica repertano (in maniera incostante) un ingrossamento del nervo plantare tra 3° e 4° metatarso (“neuroma”). Colpisce nella maggioranza dei casi il sesso femminile.

neuroma di morton chirurgo ortopedico Andrea Scala Roma
La foto mostra il piede cavo (“cavo anteriore”) con una sporgenza plantare dei metatarsi. Questa condizione predispone alla “metatarsalgia di Morton”.
neuroma di morton chirurgo ortopedico Andrea Scala Roma
La visione laterale mostra il piede equino: lo spostamento del carico sull’avampiede è un elemento che favorisce la “metatarsalgia di Morton”.

La postura è alterata

Quando la parte anteriore del piede è sovraccaricata, inizia un grande dolore sotto il piede. Le dita e i metatarsi laterali non possono tollerare tutto il peso, le articolazioni, i tendini si infiammano (tendiniti). Le borse sierose si infiammano (borsiti). Il quadro i infiammazione cronica dell’avampiede porta alla sifferenza dell’elemento più fragile e più densibile della regione: il ramo nervoso plantare che si divide in quella zona per dare origine ai nervi interdigitali.

Il dolore è cronico

Il dolore acuto del Neuroma di Morton assomiglia ad una scarica elettrica che si dirige verso le dita. La paziente non riesce a proseguire la deambulazione ed è costretta a togliersi le scarpe. Il massaggio delle dita apporta un momentaneo sollievo. Il dolore cronico è caratterizzato dalla permanenza dei sintomi. La paziente lamenta insensibilità e anestesia delle dita interessate (normalmente 3° e 4°). Gli accessi dolorosi plantari persistono.

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La radiografia dell’avampiede non può mostrare il neuroma, ma in alcuni casi, può spiegare come una anomalia del piede può causare il Neuroma di Morton.

neuroma di morton radiografia chirurgo ortopedico Andrea Scala Roma
La radiografia mostra che la paziente è stata operata: l’alluce valgo (freccia rossa) è ritornato, ma purtroppo è anche rigido per l’artrosi. Il 2° dito e il 2° metatarso sono stati compromessi dall’intervento e non funzionano (freccia rossa). Tutto il peso è sopportato dal 3° e 4° metatarso, esattamente dove la paziente soffre per il Neuroma di Morton (cerchio rosso).
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La foto dell’intervento mostra il nervo plantare ingrossato dalla infiammazione (“neuroma”).

L’ecografia è importante

L’ecografia è molto utile per accertare lo stato di infiammazione della regione metatarsale, l’infiammazione dei tendini, delle guaine e il versamento delle articolazioni metatarsali distali. L’ingrossamento del ramo nervoso plantare dovuto all’infiammazione si definisce neuroma, da non confondersi con il neurinoma, che invece è un tumore e non fa parte della “metatarsalgia di Morton”.

L’intervento chirurgico

neuroma di morton chirurgo ortopedico Andrea Scala Roma
La risonanza magnetica mostra la situazione di infiammazione cronica dell’avampiede, tra 3° e 4° metatarso. La sintomatologia presentata dal paziente era di neuroma di Morton e il paziente ha deciso di intervenire chirurgicamente.
neuroma di morton chirurgo ortopedico Andrea Scala Roma
Una minuta incisione consente di accertare la presenza del “neuroma di Morton”.
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La risonanza magnetica mostra un quadro di ingrossamento del ramo nervoso in sede plantare tra il 3° e 4° metatarso. Questa è l’immagine classica di massa tondeggiante in sede plantare che accerta la risonanza magnetica.
La paziente desidera essere operata per rimuovere il dolore intollerabile che la perseguita da mesi.
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La foto dell’intervento mostra che in questo caso il nervo ingrossato (neuroma) è stato liberato dalle aderenze e dalla infiammazione dei tessuti circostanti che lo comprimevano (intervento di neurolisi).
Dopo aver eliminato la compressione, si vedono i due rami nervosi digitali che si dirigono senza ostacoli e senza vincoli verso le dita del piede.

Decorso post-operatorio

Dopo l’intervento il paziente osserva un periodo di riposo. Dopo una settimana si presenta a controllo: appoggia parzialmente il piede a terra aiutandosi con le stampelle.
Il paziente usa le stampelle fino a quando il dolore non cessa completamente.
Il periodo di guarigione varia dalle due alle 4 settimane.

 

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