Che cos’è il “piede equino”?

Il piede equino è una deformità del piede che porta il soggetto a camminare “in punta i piedi”. L’appoggio della pianta del piede manca quasi completamente. La superficie di appoggio del corpo è molto piccola e di conseguenza l’equilibrio è molto instabile. L’arto colpito risulta più lungo dell’altro perché il calcagno è sollevato.

Si tratta di patologia invalidante, che ha un impatto negativo sulla vita quotidiana e che si può estendere ben oltre il piede e la caviglia coinvolte.

La diagnosi non è difficile. La deformità e le conseguenti alterazioni che la caratterizzano sono abbastanza evidenti e la rendono una patologia facilmente identificabile.

Nonostante questo, non sempre è facile comprendere le cause e pianificare un piano terapeutico efficace.

Le cause del “piede equino”

Le cause di questa particolare patologia possono avere una natura diversa.

In particolare, il piede equino può dipendere dalle seguenti cause

  • Congenite ossia dipendenti da una malattia o un disordine presente sin dalla nascita
  • Neurologiche vale a dire che comprendono il sistema neurologico centrale e periferico
  • Post-traumatiche a seguito di un trauma nella parte interessata dalla patologia

Questa patologia può coinvolgere più elementi del piede a partire dai tessuti molli, cioè muscoli e tendini (in particolare il tendine di Achille) fino allo scheletro, in particolare tibia, perone e astragalo.

Quali sono i sintomi del “piede equino”?

In presenta di un’evidente patologia come quella del piede equino, il paziente può lamentare diverse sintomatologie. Tra queste, le più comuni, riscontrate nella maggior parte dei pazienti, possono localizzarsi:

Nel piede

Nella caviglia

Nel ginocchio e nella colonna vertebrale tramite alterazioni scheletriche dell’arto inferiore e lombalgia

“Piede equino” congenito, le cause

La causa congenita più comune del piede equino è la presenza del piede torto congenito.

Si tratta di una patologia abbastanza diffusa nei paesi mediterranei molto diffusa nei paesi africani.

Il piede torto congenito (PTC) viene descritto come: equino-varo-supinato. Si può manifestare con diverse tipologie di deformità dalle più lievi alle più gravi. I casi di piede torto congenito vengono diagnosticati alla nascita e classificati a secondo della gravità:

PTC posturale Alcuni casi sono dovuti ad una posizione errata del piedino (o dei piedini) del feto durante la gravidanza. Si interviene subito con manipolazioni

PTC flessibile  I casi di piede torto congenito correggibile si predispone un programma di gessi che guidano i piedini nella posizione corretta fino al primo anno di età e fino a quando il bambino inizia la deambulazione. Nel 1800 il medico italiano Antonio Scarpa inventò i primi tutori per il piede torto.

PTC rigido Nei casi incui si accerta la impossibilità di correggere passivamente il piede torto congenito si procede all’intervento chirugico correttivo precoce, prima dell’inizio della deambulazione. Il medico italiano Alessandro Codivilla nel 1906 mise a punto l’intervento correttivo precoce per la correzione del piede torto.

In anni successivi venne usato anche il metodo di Ponseti di Iowa City (USA) in cui vengono associati la incisione mediale, fili metallici e il gesso. I casi più rigidi e più difficili da ridurre si operano con una approccio chirurgico più esteso secondo il metodo Cincinnati (USA).

Nei paesi in via di sviluppo, come quelli africani, il PTC rappresenta un problema ancor più rilevante, per i problemi che causa ai piedi malati. Non sempre è possibile trovare calzature adatte e la deambulazione a piedi scalzi espone i piedi malati a ferite cutanee e ad ulcere che possono infettarsi. Le infezioni gravi possono portare alla perdita dell’arto o alla morte del giovane paziente.

“Piede equino” neurologico, le cause

Molte malattie del Sistema Nervoso che intaccano il controllo del movimento dei muscoli sono causa del piede equino neurologico.

Il danno neurologico si può verificare a diversi livelli:

danno cerebrale. Una ischemia cerebrale o una emorragia cerebrale danneggiano i centri del cervello per il controllo del movimento dei muscoli. Aluni muscoli si paralizzano e altri diventano spastici. Viene colpita la metà del corpo (emiplegia). L’arto inferiore si deforma nella triplice flessione (anca, ginocchio e caviglia). La retrazione del tendine d’Achille e la paralis dei peronieri comporta la caratteristica grave deformità in equino –varo- supinato del piede malato.

danno midollare: la compressione del midollo spinale (da parte dell’ernia discale o da frammenti di una frattura) ostacola il passaggio della elettricità all’interno delle radici nevose e dei nervi periferici. Aluni muscoli si paralizzano e altri diventano spastici. L’arto inferiore si deforma a secondo dei muscoli che si paralizzano e che rimangono attivi. Il piede equino o piede cadente è quasi una costante nel danno midollare.

Danno neurologico congenito. Si tratta di malattie familiari rare (Charcot-Marie-Tooth e simili) in cui viene coinvolto il sistema nervoso nel suo complesso. Il piede equino è un reperto costante in questo gruppo di malattie.

Distrofia muscolare Si tratta di malattie familiari rare (Duchenne e simili) in cui viene coinvolto il sistema muscolare nel suo complesso. Il piede equino è un reperto costante in questo gruppo di malattie.

Poliomielite. E’ una infezione virale endemica che ha come bersaglio il sistema nevoso centrale. Colpisce preferibilmente l’età infantile. Gli effetti di questa malattia possono essere letali (encefalite). Il virus danneggia le cellule nervose che controllano i muscoli. I pazienti che sopravvivono sono devastati da paralisi di uno o più gruppi muscolari. Il piede equino è una delle deformità più comune della poliomielite. Il virus non colpisce più perché la popolazione è vaccinata in maniera capillare. I casi di deformità degli arti dovuti alla poliomielite hanno tutti oltre sessan’anni.

Il piede equino e il piede cadente sono la conseguenza di patologie di natura diversa. Nonostante la diagnosi sia chiara  è indispensabile coinvolgere più specialisti, come neurologi, chirurghi ortopedici, fisioterapisti, tecnici ortopedici e podologi per arrivare alla corretta diagnosi.

Ognuno di essi svolgerà un ruolo fondamentale in tutto il processo di miglioramento dello stato del paziente. La terapia conservativa è medica, ortesica, fisioterapica, riabilitativa.

Parlando molto chiaro occorre dire che i pazienti considerano la “molla di Codivilla” una schiavitù  ed è molto mal tollerata. Gli specialisti Fisiatri,Neurologi e Neurochirurghi ignorano i benefici degli interventi di chirurgia funzionale e i pazienti e purtroppo questi interventi non vengono eguiti con la frequenza che sarebbe necessaria per riportare questi pazienti ad un livello più dignitoso della vita dopo la malattia.

Trasposizione o “transfer” di tendine. Consiste nel trasportare un tendine ed un muscolo valido

e attivo al posto di un tendine paralizzato ed inattivo.

Allungamento tendineo.  Consiste nel rilasciare e sciogliere i muscoli e i tendini che essendo  spastici e retratti fanno assumere posizioni sbagliate all’arto paralitico.

Chirurgia funzionale Dopo gli interventi gli arti ed i piedi paralitici riprendono una forma più naturale e la pianta del piede finalmente si appoggia al suolo. L’arto ed il piede paralitici riprendono una postura più naturale perché si eliminano i movimenti sconnessi e scoordinati. I pazienti conquistano una maggiore sicurezza della deambulazione, una maggiore autonomia e una maggiore dignità di essere umano.

“Piede equino” post-traumatico

Le fratture di gamba che giocano un ruolo maggiore nel determinare la deformità in equinismo sono le fratture che interessano il  pilone tibiale e le fratture tri-malleolari. Va precisato che il terzo malleolo rappresenta la porzione articolare posteriore della tibia, che viene interessata più frequentemente in associazione a fratture degli altri malleoli (fratture trimalleolari).

Le fratture del terzo malleolo vengono  spesso non diagnosicate, sottovalutate e quindi non sempre vengono trattate efficacemente.

Questa superficialità porta alla rigidità della caviglia e alla deformità in equino del piede.

I traumi “ad alta energia”  e i traumi da schiacciamento coinvolgono in maniera grave muscoli, tendini, vasi e nervi. Le cicatrici, la fibrosi, la perdita di sostanza di queste strutture anatomiche comportano deformità tali da deformare la gamba ed il piede in equino.

Nel caso in cui si sia tagliato o schiacciato un nervo periferico della gamba la patologia è del tutto simile al piede paralitico.

Va sottolineato che molto spesso di deve ricorrere alla fissazione esterna  e cioè alla transfissione di tutta la gamba con filimetallici o chiodi che sostengono la gamba con un telaio metallico.

In occasione di questi traumi il processo di guarigione spesso prevede un’immobilizzazione prolungata. In queste condizione  la retazione e l’accorciamento del tendine d’Achille, del flessore lungo dell’alluce e del flessore lungo delle dita è piuttosto comune.

La artrosi della caviglia e del piede sono le conseguenze più gravi delle fratture. Può avvenire che in un  piede equino si possa sviluppare l’artrosi della caviglia. In casi simili la sola procedura di allungamento del tendine d’Achille non può essere considerata come risolutiva

Trattamento chirurgico

Nei casi in cui, il dolore sia insopportabile e la mobilità sia irreparabilmente compromessa, la soluzione chirurgica resta l’unica in grado di ripristinare una situazione di normalità.

liberazioni delle aderenze cicatriziali e delle retrazioni tendinee sono utili nelle fasi iniziali della deformità, dopo la rimozione del gessi o del fissatore esterno.

artroscopia di caviglia nell’artrosi non viene più praticata  di caviglia a causa dei risultati non apprezzabili e a causa dei benefici molto limitati nei tempo.

protesi di caviglia è il trattamento di scelta per restituire la normale mobilità della caviglia e togliere il dolore articolare.

Contatta il Dott. Andrea Scala

Il Dott. Andrea Scala, ha conseguito il suo diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia presso la Università Cattolica del S. Cuore – Policlinico “A. Gemelli” di Roma con la discussione della tesi sperimentale, elaborata presso l’Istituto di Clinica Ortopedica diretta dal Prof. G.F. Fineschi, dal titolo: “Studio delle modificazioni cellulari indotte dai metalli di comune impiego in Chirurgia Ortopedica”, riportando il massimo dei voti. E’ specialista in Traumatologia e Ortopedia, specialista in Medicina dello Sport. Dal 1984 al 1988 è stato Assistente del Prof. Pisani nell’Ospedale di Alba (CN), il primo in Italia specializzato nella cura delle patologie della Caviglia e del Piede. Il Dott. Andrea Scala nel  1998 ha impiantato per primo la Protesi di Caviglia a Roma. Grazie ai numerosi anni di esperienza nel settore, alla formazione continua e alla pratica chirurgica effettuata in prestigiosi Centri Ospedalieri e Universitari italiani ed esteri, il Dott. Scala garantisce ai propri pazienti risultati eccellenti, ottenuti attraverso tecniche chirurgiche innovative, accurati studi sul singolo caso clinico e attuazione di terapie di ultima generazione per agevolare e accelerare la rigenerazione dei tessuti.

I trattamenti per cui è specializzato sono:

Protesi caviglia

Piede paralitico

Malattia di Haglund

Alluce valgo

Legamenti della caviglia

Alluce rigido

Piede piatto

Neuroma di Morton

Il Dott. Scala è l’unico chirurgo ortopedico specialista italiano iscritto alla Società Francese di Chirurgia della caviglia e del piede. Svolge la propria attività professionale presso la Casa di Cura ARS MEDICA in Via Cesare Ferrero di Cambiano, 2900191 ROMA.

Prenota una visita specialistica al numero +39 335 766 2164 o invia una mail all’indirizzo info@footsurgery.it.